EBOLI (Salerno) – È una serata frizzante, insolita per una giornata primaverile di maggio, in un luogo solitamente consacrato al caldo e alle atmosfere estive intrise di salsedine. Il centro storico di Eboli si accende delle luci calde e aranciate dei lampioni, che illuminano scorci da cartolina e lunghe vie in salita, capaci di strappare il fiato ai visitatori. Tra questi, una concittadina giunta per una premiazione letteraria che ha il sapore della consacrazione.

Julie Bego, di Borsea (Rovigo) e nata a Sant’Apollinare, coltiva da sempre una passione profonda per la lettura e la scrittura. Fin da giovanissima ha sentito il richiamo della parola scritta, più intensa e suggestiva, a suo dire, di quella parlata. I suoni della voce lasciano spazio, nelle sue opere, a parole silenziose solo in apparenza, ma capaci di gridare emozioni e raccontare sentimenti tra le pagine.
Nel corso degli anni ha partecipato a numerosi concorsi letterari, distinguendosi spesso tra i finalisti. È nel 2025 che entra in contatto con il Centro Studi Storici “Il Saggio” di Eboli, avviando un rapporto che la porta a conquistare il terzo posto nella sezione “Radici e Memoria” del concorso “Epistole Amorose”.
Il testo premiato è una lettera-racconto dedicata al padre scomparso: un ritratto intimo e delicato, che attraverso una vita semplice ma autentica restituisce il senso di un’intera epoca. La narrazione si muove tra nostalgia e consapevolezza, senza mai cedere al rifiuto del presente, ma anzi rafforzando un legame profondo con le proprie radici culturali e storiche.

La cerimonia di premiazione, tenutasi il 2 maggio nella suggestiva Chiesa di San Nicola de Schola Graeca, tra le più antiche della città, ha visto la partecipazione del cavalier Giuseppe Barra, presidente del Centro Studi Culturali “Il Saggio”, da anni impegnato nella promozione di iniziative culturali di rilievo nazionale e internazionale.
A rendere ancora più coinvolgente la serata sono stati i presentatori e organizzatori del concorso, Michele Cicatelli ed Ester Pepe, capaci di alternare momenti di intensa emozione a spazi di intrattenimento, mantenendo viva l’attenzione del pubblico fino a tarda sera. I finalisti, selezionati per l’inclusione in un’antologia distribuita a livello nazionale, sono stati accolti con grande calore.
Presente anche l’artista ebolitano Pasquale Ciao, che ha esposto le sue opere in gesso e legno d’ulivo nella mostra dal titolo evocativo “Se non ami, non vivi”, perfettamente in sintonia con il tema del concorso.

Per Julie Bego, la serata ha avuto un valore ancora più speciale: per la prima volta è stata premiata dal fratello Fabrizio, con cui condivide non solo legami familiari, ma anche quel patrimonio culturale e affettivo che ha ispirato il suo racconto e i ricordi legati al padre Vincenzo.
Nata a Rovigo il 30 gennaio 1973, Julie Bego è autrice di racconti premiati e finalista in concorsi di rilievo nazionale, tra cui quello dell’Archivio Diaristico Nazionale, il Premio Pegaso – con cerimonia alla Sala Zuccari del Senato – e il Premio Trichiana, presieduto dallo scrittore Antonio Scurati. In quest’ultimo ha partecipato con un testo dedicato al prozio Pietro Boschetti, caduto sul Piave nel 1918, il cui nome è inciso nella memoria collettiva della sua comunità.
Di seguito, un breve estratto del racconto dedicato al padre Vincenzo, ambientato negli anni Settanta:
“Eravamo diversi noi, diverse erano le famiglie, le comunità, e diversi erano pure i nostri paesi, che tanto somigliavano a quel mondo piccolo guareschiano cui ho continuato a protendere per l’intero resto delle mie giornate, senza poterlo mai raggiungere. Più lo desideravo, più svaniva nella memoria. Ancora oggi, davanti alle vecchie pellicole in bianco e nero, resto sospesa per ore, con una tazza calda tra le mani, a riscaldare un cuore che talvolta sembra gelarsi. È così, caro papà: a volte il clima esterno influenza quello interiore, e anche chi è sensibile si costruisce armature per resistere alla vita. Sembro forte, come un guerriero antico, eppure resto così fragile…”
Una testimonianza intensa, che conferma come la scrittura possa essere custode di memoria, identità e umanità condivisa.













