Il sindaco Francesco Peotta deposita in Provincia un documento di sei pagine: “Impianto incompatibile con un territorio agricolo fragile, a rischio salute e produzioni di pregio”
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ROVIGO – Anche il Comune di Barbona, dalla provincia di Padova, guidato dal sindaco Francesco Peotta, entra ufficialmente nel fronte dei territori contrari al progetto Ecopol per la realizzazione di un impianto di desorbimento termico di rifiuti speciali, anche pericolosi, in via Amendola a Rovigo. Il Comune padovano, separato dall’area dell’impianto dal solo corso dell’Adige e distante circa tre chilometri dal sito previsto, ha depositato in Provincia di Rovigo un articolato documento di osservazioni, esprimendo un giudizio estremamente negativo sull’intervento .

Nelle sei pagine protocollate, Barbona sottolinea come, pur non essendo sede dell’impianto, il territorio comunale risulti direttamente e significativamente esposto agli impatti ambientali, sanitari, agricoli ed economici del progetto. Un’esposizione che, secondo l’amministrazione comunale, non è stata adeguatamente considerata nella documentazione presentata da Ecopol, in particolare per quanto riguarda la dispersione delle emissioni atmosferiche in un’area caratterizzata da nebbie persistenti, inversioni termiche e scarsa ventilazione .

Tra i punti più critici evidenziati figura la violazione del principio di prossimità nella gestione dei rifiuti: l’impianto sarebbe destinato a trattare terre contaminate e fanghi industriali provenienti da ambiti territoriali lontani, trasformando il Polesine in un polo di attrazione per rifiuti industriali “alieni” rispetto al fabbisogno locale. Una scelta che, secondo Barbona, comporterebbe un aggravio ambientale non giustificato per Rovigo e per i Comuni confinanti .

Forte preoccupazione viene espressa anche per i rischi sanitari a medio-lungo termine, legati alla volatilizzazione degli inquinanti durante il processo di desorbimento termico e alla presenza di rifiuti pericolosi, compresi materiali contenenti amianto. Il Comune lamenta l’assenza di una valutazione sanitaria preventiva estesa ai territori limitrofi, nonostante la possibile esposizione cronica della popolazione a COV, NOx, polveri e microinquinanti, con potenziali effetti di bioaccumulo lungo la catena alimentare .

Un altro nodo centrale riguarda l’incompatibilità con la vocazione agricola della zona. Barbona richiama esplicitamente il rischio di danno reputazionale ed economico per produzioni di eccellenza come l’Insalata di Lusia IGP e l’Aglio Bianco Polesano, coltivate anche nel territorio comunale padovano. Anche emissioni formalmente entro i limiti di legge, si legge nelle osservazioni, potrebbero compromettere certificazioni di qualità e fiducia dei consumatori .

Il documento segnala inoltre l’incremento strutturale del traffico pesante su viabilità rurale, la sottovalutazione degli impatti cumulativi e le incertezze legate alla gestione dei materiali “end of waste”, destinati al riutilizzo in contesti agricoli e infrastrutturali senza garanzie sufficienti nel tempo.

In conclusione, il sindaco Peotta chiede alla Provincia di Rovigo di rigettare l’istanza di Ecopol, richiamando i principi di precauzione, prevenzione, prossimità e “Do No Significant Harm”, e invocando una valutazione molto più rigorosa degli impatti ambientali e sanitari sui Comuni confinanti .

Con l’adesione di Barbona, il fronte delle osservazioni contrarie al progetto si allarga ulteriormente, confermando come la partita Ecopol non riguardi solo Rovigo, ma un’area vasta che comprende Polesine e Bassa Padovana.

One Comment
  1. Per non parlare del deprezzamento dei terreni (agricoli ed edificabili) e degli immobili in un raggio di almeno 5 km ! chi mai comprerebbe case, costruirebbe immobili oppure avvierebbe attività agricole nelle vicinanze ??

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