Emergenza medici: a Rovigo il corso nazionale di Nefrologia interventistica

L’allarme del Presidente dei nefrologi italiani: “Mancano nefrologi. Serve aprire le porte delle specializzazioni”. Il corso di Rovigo strategico

ROVIGO – E’ terminata l’undicesima edizione del corso di formazione nazionale di Nefrologia interventistica della Società Italiana di Ecografia (Siumb) in collaborazione con l’Azienda Ulss 5 organizzato a Rovigo da lunedì 18 a giovedì 21 settembre 2023.

Riservato ai nefrologi provenienti da diverse Regioni e Università Italiane a Rovigo, sotto la guida di docenti esperti, sono stati formati 20 medici all’utilizzo dell’ecografo nella esecuzione di interventi chirurgici. Un corso che quest’anno festeggia i 10 anni e l’undicesima edizione.

“Nell’arco di questo tempo abbiamo formato oltre 200 Nefrologi italiani provenienti da tutte le Regioni della penisola” spiega il direttore del corso Fulvio Fiorini, direttore del dipartimento medico specialistico dell’Ulss 5.

Per l’occasione si è affacciato per un saluto e un confronto con i medici iscritti anche il presidente dei nefrologi italiani, Stefano Bianchi, alla guida della società che rappresenta tutti i medici, ospedalieri e universitari, che si occupano di malattie renali (Sinreni).

Il congresso di nefrologia interventistica organizzato a Rovigo da Fulvio Fiorini – spiega il professor Bianchi – è un evento importante non per la nefrologia di Rovigo e della regione, ma per la nefrologia italiana. Affronta i temi dei compiti dei nefrologi e tratta delle attività che il nefrologo deve mettere in atto nel momento in cui interviene su un paziente, ovvero una lista lunga sia in atti diagnostici che terapeutici. Ciò è fondamentale e straordinariamente importante in questo periodo storico perché, se in medicina le cose le fa chi le sa fare e le università nell’insegnamento della pratica sono purtroppo decisamente carenti, molte Nefrologie potrebbero prendere un atteggiamento dismissivo, delegando i propri compiti ad altre figure mediche”.

“Serve stare molto attenti a quel che può succedere se nei momenti di difficoltà, anche se relativa, si delega ad altri i propri ruoli”. “Le università – prosegue Bianchi – sono deficitarie nell’insegnamento pratico perché esse stesse non hanno chi sia in grado di insegnarle”. La difficoltà principale è presto detta: a livello nazionale c’è carenza di specialisti in nefrologia.
“Un’emergenza degli ultimi anni – prosegue Bianchi -, visto che nel 2018 l’Italia aveva il miglior rapporto di medici nefrologi in Europa. In pochi anni si sono visti, senza prevederlo quando era ben prevedibile, pensionamenti massicci di specialisti e mancanza di nuove iscrizioni, ovvero non si è concretizzato il giusto ricambio professionale. Dobbiamo ritornare ai numeri corretti e, potrebbe essere possibile nel giro di qualche anno, io voglio pensare che questo sia solo un momento, ma perché succeda va attivata una politica che incentivi alla scuola di specializzazione; contemporaneamente dobbiamo rivedere i nostri modelli riorganizzativi in attesa dei tempi migliori”.

“Il nostro servizio sanitario nazionale – continua Bianchi – sta passando questo periodo di difficoltà che non è tanto legato alla carenza di medici, in Italia il numero di medici in rapporto alla popolazione è il secondo della media europea, ma in virtù della carenza drammatica di medici specialisti, di quelle categorie che hanno una proiezione professionale solo ospedaliera, come nefrologia, terapia intensiva, medicina d’urgenza, specializzazioni che offrono poche possibilità di libera professione e quindi non sono particolarmente appetibili, questo sta avvenendo sia nei paesi europei che extraeuropei. Chi decide di fare il medico è mosso da quei criteri di essere a disposizione di chi soffre. E’ chiaro però che nel momento della scelta della specializzazione si cercano le condizioni di buon lavoro tra attività, qualità di vita e disponibilità economica, è nella natura dell’uomo.
Per creare specialisti in questi rami professionali serve aumentare il posti universitari disponibili per quelle specialità che prevedono duro lavoro ospedaliero, e rendere appetibile la carriera e la gratificazione economica. Medicina generale va associata a questo tipo di problematiche. Ribadisco quinti la mia posizione: il vero problema non è aprire la facoltà di Medicina a un numero maggiore di medici, che si rischia un aumento dei medici disoccupati tra qualche anno, ma migliorare le condizioni economiche e normative, di quelle specializzazioni poco attrattive perché faticose e che non permettono non grandissima di qualità di vita”.

Alla luce di tutto questo il corso di Rovigo diventa strategico. “Creare cultura e formazione su questo problema – conclude il Presidente SinReni – è uno dei compiti che la società italiana di Nefrologia ha, e all’interno di tutti l’attività di Rovigo ha la completa approvazione, patrocinio e presenza della Società di nefrologia italiana”.

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