L’ex Guardasigilli Claudio Martelli a Lendinara (Rovigo) per  Polesine incontri con l’autore ha presentato il suo ultimo libro 

LENDINARA (Rovigo) – L’incontro di lunedì 6 febbraio al Ballarin con Claudio Martelli per presentare il suo libro “Vita e persecuzione di Giovanni Falcone” era impegnativo. Ciononostante l’’appuntamento ha registrato una buona partecipazione, segno che anche dopo trent’anni quelle vicende pongono riflessioni 

“Quello che l’Amministrazione di Lendinara sta cercando con questi appuntamenti, – ha esordito nella presentazione il sindaco Luigi Viaro –  è di provare a riattivare la rete del dialogo e… la passione civica, con la speranza di suscitare quella sana partecipazione affinché in un territorio non sia la somma dei singoli ma diventi comunità”.

L’incontro con Claudio Martelli, moderato da Giorgia Brandolese, ha fatto capire molte cose sulla mafia e sul ruolo avuto dalle istituzioni e di una parte della magistratura in quella tragica stagione.

L’ex Guardasigilli ha ricordato come Falcone ebbe tanti nemici, ma due furono quelli che effettivamente lo uccisero. Naturalmente la mafia di Totò Riina che lo massacrò col tritolo, ma nondimeno certi magistrati che “cominciarono a farlo morire”, per gelosia, invidia, guerre personali. “Questi ultimi non potevano ignorare (anche alla luce dei precedenti di Cesare Terranova, Rosario Livatino, Antonino Saettae Rocco Chinnici) che isolando Falcone lo avrebbero messo in pericolo di vita”. Del resto lo stesso Falcone diceva: “La Mafia prima ti isola, poi t’infanga e infine ti ammazza”. Se il primo livello fu operato da certa magistratura, al secondo contribuì certa stampa come “l’Unità” e il “Giornale” di Montanelli e chi come Leoluca Orlando lo accusava di tenere nei cassetti la prova dei legami tra mafia e politica. Cosa nostra fece il resto.

Martelli, allora vice segretario del Psi, incontrò Giovanni Falcone nella sudamericana Palermo nel 1987, quand’era capolista del partito a Palermo. Un periodo in cui “Cosa Nostra” osteggiava la Democrazia Cristiana, che già stava sostenendo il maxiprocesso, e corteggiava il Partito Socialista Italiano per il suo garantismo in materia di politica giudiziaria. 

Falcone, uomo intelligentissimo e di raro carisma impressionò Martelli che nel 1991 lo volle alla direzione penale del Ministero di Grazia e Giustizia. Fu uno dei capolavori politici del Guardasigilli, che s’impegnò anche per il 41-bis, estromettendo il giudice “ammazzasentenze” Corrado Carnevale dal maxi-processo alla Cupola.

In quello scenario la Mafia “…in quel momento la più ricca e potente al mondo” e la P2 si vendicarono partorendo il “biennio horribilis” delle stragi (1992/’93) che insanguinarono l’Italia, mentre lui fu costretto a dimettersi per un avviso di garanzia.

Fu una stagione di veleni, con una Magistratura ed un Csm già allora preda delle correnti, ostracismo e sangue, ricostruita nel libro con pagine rabbiose, in cui Martelli delinea il profilo umano e professionale di Falcone, «perché Giovanni – scrive – io l’ho conosciuto bene». 

Chi leggerà Vita e persecuzione di Giovanni Falcone si farà quadro, forse parziale, ma utilissimo per capire come e dove si muoveva Falcone e contro chi dovette lottare. Vero è come disse Oscar Wilde che “La verità è raramente pura, e mai semplice”.

Il consigliere comunale di Badia, Ivo Baccaglini, attento spettatore invitato da Viaro, ha parlato di una bellissima serata, estremamente interessante, raccontata da Chi ha vissuto a fianco di Falcone con il quale costruì l’antimafia.

Ugo Mariano Brasioli

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