ROVIGO – Fino a 3 gradi in più nelle città venete a motivo della cementificazione. Quasi il 12% della superficie regionale è andato irrimediabilmente perduto, come riporta l’Ispra (Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale). “Una situazione drammatica – sottolinea Cia Veneto – Continuare a costruire in maniera selvaggia rende il nostro territorio oltremodo vulnerabile. Da anni chiediamo con urgenza l’approvazione di una legge nazionale sul consumo di suolo: attualmente è ferma in Parlamento, e nessuno sembra curarsene”.
“Soltanto attraverso una normativa chiara ed efficace – precisa il presidente di Cia Veneto, Gianmichele Passarini – sarà possibile tutelare una risorsa fondamentale per gli agricoltori e per la comunità intera; un suolo fertile, infatti, rappresenta l’argine più prezioso contro l’inquinamento e il dissesto idrogeologico”. Peraltro, come fa notare Ispra, “tale fenomeno risulta più intenso nelle aree già di per sé molto compromesse. Fra le tante criticità, questo incremento del consumo di suolo contribuisce per l’appunto a far diventare sempre più calde le città”.
È scientificamente provato che in una città la temperatura è pure di 3 gradi più alta rispetto alla campagna. Un fenomeno, questo, riscontrabile proprio in questi giorni. “Troppo spesso le Istituzioni, locali, regionali e nazionali, sembrano dimenticarsi che il suolo è un bene primario e non rinnovabile – aggiunge il presidente – Non solo. Con la corsa alla cementificazione, ovvero alla desertificazione, si mette a rischio il sistema di tenuta idrogeologico del Veneto. In caso di eventi avversi eccezionali, le acque meteoriche non vengono drenate in maniera corretta e finiscono per provocare danni ingenti alle coltivazioni e agli agglomerati urbani”.
La riduzione di suolo libero causa inoltre una crescita dei costi dei terreni agricoli e comporta l’impossibilità per le aziende, e soprattutto per i giovani imprenditori, di poter ingrandire o avviare un’attività. Motivo per cui “i Municipi sono chiamati a redigere adeguati bilanci dei consumi del suolo”. Si tratta di strumenti finalizzati al riutilizzo degli spazi e degli edifici mediante degli incentivi ad hoc. Inoltre, “non venga cambiata la destinazione d’uso degli appezzamenti ancora liberi nell’ambito dei futuri piani degli interventi comunali. Un modo per conservare pure il paesaggio circostante e, di conseguenza, l’agricoltura”. “Proponiamo, infine, di sviluppare le infrastrutture già esistenti, migliorandole, piuttosto che realizzarne di nuove”.
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One Comment
e come no…il cvaldi è colpa della cenentificazione…sono glie stessi che parlano anche di inquinamento luminoso..e quindi vorrebbero spegnere le luci notturne…cosi’ i criminali ringraziano di piu’!!