Gli investimenti in sanità sono un attore primario dello sviluppo del Paese, non ha senso tagliare, perchè non sono un costo, ma una risorsa

ROVIGO – Occasione straordinaria per l’Associazione 50&Più di Rovigo che per i propri “Incontri sulla Salute” hanno potuto beneficiare della presenza di due illustri relatori: Francesco Noce, storico presidente dell’Ordine dei medici provinciale di Rovigo da oltre 30 anni, con numerosi impegni a livello regionale e nazionale, e Pietro Girardi, direttore generale dell’Azienda Ulss5 Polesana.

Onorato, il presidente della 50&Più Giancarlo Destro,  ringrazia tutti gli intervenuti ed il coordinatore Dott  Roberto Turrini, medico di medicina generale che  ha introdotto il tema dell’incontro relativo alle novità del Servizio sanitario nazionale, a partire dal prossimo 2026 “perché bisogna migliorare il sistema” ha affermato Destro lanciando la palla agli ospiti, ricordando, tra l’altro, l’annoso problema delle liste d’attesa per le prestazioni sanitarie considerate non urgenti.

“Mancano 122 medici di medicina generale in Polesine” ha esordito Noce ,ricordando che comunque è meglio vivere in Italia che all’estero per  la qualita’ dellla cura del paziente, garantita ed universale.

“La medicina è cambiata con la società – ha evidenziato, numeri alla mano, Noce: ” in Polesine c’erano 6 ospedali, oggi ne abbiamo 3, i posti letto a Rovigo sono 390 circa, in passato solo il Policlinico ne contava 300. Quando ho cominciato come medico di famiglia si andava a casa del paziente, ricordo le siringhe in vetro, a noi medici veniva richiesto di fare le flebo e le trasfusioni a domicilio, oggi tutto ciò è impensabile.”

Il problema principale dei medici di base oggi è, numeri a parte, la burocrazia che ruba metà del tempo da destinare alle visite, ha sottolineato Noce.

“Il problema esiste, ma non ha queste proporzioni – ha ribattuto Girardi spiegando che le tabelle usate dal presidente Noce sono di 1 medico ogni 1.200 assistiti – oggi i nostri medici curano 1.500 e a volte anche 1.800 assistiti, a volte da soli, a volte inseriti in centri di medicina di gruppo, dotati di infermiere e segreteria per agevolare i medici associati e non rubare tempo alle visite” ha spiegato Girardi.

Gli assistiti godono di due trattamenti diversi: quelli della medicina di gruppo hanno più servizi, quelli del medico da solo hanno, sicuramente, più tempo da attendere “è una situazione da sanare, perché non è una condizione equa per il paziente” hanno concordato entrambi sottolineando comunque che il principio deve essere quello “non delle stesse cure a tutti, ma per tutti le stesse possibilità di ricevere cure diverse”.

Da Girardi la consapevolezza che le criticità sono molte, dall’imbuto formativo nelle specializzazioni, al blocco del turn over, alle liste d’attesa, alla carenze di personale, ai turni massacranti e non per ultimo la responsabilità professionale del medico, ma il “compito della programmazione è quello di risolvere le criticità” ed in questo senso il Direttore Generale dell’Ulss5 ha grandi aspettative per l’avvio del servizio delle AFT (Aggregazioni Funzionali Territoriali) sotto forma di Case della salute o della comunità.

Le AFT sono raggruppamenti di medici di medicina generale, pediatri e altri professionisti sanitari che operano in modo integrato per garantire assistenza sanitaria di base e continua, 7 giorni su 7, alle persone iscritte ai medici partecipanti. Le AFT possono avere sede fisica nelle Case della Comunità o essere funzionalmente collegate ad esse in qualità di strutture “spoke”, ovvero punti di accesso ai servizi di base e di prossimità, soprattutto in aree con minore densità abitativa. 

In Veneto la massima distanza tra paziente e Casa della comunità è stimata in 45 minuti. Ma questo non vale per il Polesine, dove i tempi di percorrenza massimi sono di 20-25 minuti, ha sottolineato Girardi.

Nelle prossime case della comunità l’assistito troverà del personale in aggiunta all’associazionismo tra i medici di medicina generale del territorio. L’AFT sarà dimensionato per i servizi offerti, ad esempio un consultorio ogni 20.000 assistiti, una casa della comunità ogni 50.000, che possono essere di tipo Hub (aperta h24 con medico sempre presente 7 giorni su 7) o Spoke.

Si introduce il concetto di COT, una situazione di passaggio tra ospedale, post ricovero, assistenza sociale e sanitaria al domicilio con il servizio ADI.

Cambierà il mestiere dell’infermiere, con almeno due tipi di professionalità diverse, una di base ed una più avanzata che potrà pre-refertare le indagini di routine dei servizi erogabili all’interno delle case di comunità.

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“Penso per esempio ai nostri tecnici di radiologia con esperienza – ha affermato Girardi – secondo voi sono capaci di vedere se un piede o un braccio è fratturato o meno?” ha chiesto agli intervenuti.

Con la consapevolezza che il settore è sempre e comunque da migliorare, ma la coperta è corta da qualsiasi parte la si voglia tirare, il presidente Noce ha ricordato, in conclusione: come “la sanità pubblica sia un motore di coesione sociale ed un moltiplicatore di ricchezza per circa 1,8 euro di ritorno per ogni singolo euro investito. Gli investimenti in sanità, ovvero la spesa per la sanità pubblica, è un attore primario dello sviluppo del Paese – ha ribadito con forza Noce – non ha senso tagliare, non è un costo, ma una risorsa”.

L’incontro verrà replicato mercoledì 18 giugno alle ore 18 presso la sede di 50&Più – Confcommercio Rovigo a Porto Viro, in Corso Risorgimento 146.

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