La necessità per il consigliere comunale di nuovi "stati generali" per un patto per lo sviluppo del territorio decidendo in primis un modello che non può prescindere dalla nostra caratteristica principale: i fiumi ed il delta

ROVIGO – In un momento in cui i partiti locali sono completamenti assenti dal dibattito e incapaci di guardare al futuro sulle partecipate, la riflessione di Federico Frigato, ex candidato sindaco di Rovigo e capogruppo in consiglio comunale della civica Rovigo si ama, partendo dalla situazione difficile di As2.

“È vero, bisogna guardare avanti, ma è pur vero che senza un’idea chiara degli errori del passato difficilmente si mettono le basi per soluzioni intelligenti che diano respiro e rilancio al nostro territorio” afferma Frigato.

“Le scelte o non scelte che hanno portato allo stato attuale partono ad inizio 2000, quando la politica provinciale discuteva della creazione di una multiutility unendo società di servizi come Asm, Ecogest, Polesine Acque, Sodea. Poi, divergenze di visioni e difficoltà sul bilanciamento dei pesi societari, fecero naufragare quell’ipotesi.
Nel 2010 il Comune di Rovigo a guida centrosinistra decide la creazione di As2, una società per l’erogazione di servizi strumentali alla Pubblica amministrazione, scorporando un ramo d’azienda di Asm Rovigo spa con l’intento di allargare l’adesione alle altre amministrazioni comunali della Provincia. Negli stessi anni si è deciso di affidare la maggioranza delle quote del gas della controllata Asm Set srl ad Ascopiave.

Sempre in quel periodo, tra il 2010 ed il 2012, in Regione si lavorava alla stesura del nuovo Statuto del Veneto. Lo ricordo perfettamente perché proposi al nostro territorio di fare squadra e di chiedere con forza, uniti, ai rappresentanti in consiglio regionale di riconoscere al Polesine una sua specificità, una sua specialità, cosa che stava per essere assicurata al bellunese.
Ma, come sempre accade da noi, davanti ad una proposta di un soggetto, si cercano tutte le possibili strade per affossarla. E, anche in quell’occasione, si preferì recuperare (Pd in testa con l’allora onorevole segretario provinciale) una vecchia idea di una non specificata “area vasta” con la bassa padovana, anziché provare a percorrere ogni possibile soluzione per rimarcare la nostra identità, unica in Italia, di territorio tra i grandi fiumi con l’area umida tra le più estese d’Europa. Un’identità che stava alla base del progetto e della realizzazione del Museo dei Grandi fiumi, e che è stata miseramente abbandonata dalla classe dirigente.

I risultati? L’area vasta tanto invocata ha comportato la cessione totale di sovranità da parte del nostro territorio a favore di altre province: Acquevenete, Camera di commercio, associazione industriali, Asm Set, senza contare una moltitudine di corpi intermedi, hanno spostato la gestione e la programmazione fuori dal Polesine.

Il capolavoro di quella classe dirigente avvenne nel 2020 quando decise di liquidare il Consorzio per lo sviluppo del Polesine, azienda speciale nata negli anni Sessanta con lo scopo di pianificare appunto lo sviluppo e di aiutare le amministrazioni e le aziende del territorio procacciando finanziamenti pubblici, regionali, nazionali ed europei. L’intuizione di politici lungimiranti come Bisaglia, gettata al vento da sindaci miopi, oltretutto alla vigilia della più imponente messa a disposizione di fondi europei (Next generation EU e Pnrr) mai vista prima. Basti vedere la qualità e quantità dei fondi arrivati nel nostro territorio per certificare la mancanza totale di visione ed il fallimento di quella scelta.

Oggi si comincia a leccarsi le ferite. Ci si accorge che nel bellunese, dove la desertificazione antropologica, culturale ed economica era del tutto simile alla nostra, arrivano finanziamenti, investimenti, iniziative di livello mondiale. Ma si dimenticano le cause e le mancate soluzioni.

Si inizi pure un dibattito sul futuro di As2 e delle partecipate. Ritengo, però, sarebbe necessario aprire un tavolo, una sorta di nuovi stati generali per arrivare ad un nuovo patto per lo sviluppo di questo nostra terra. Decidendo in primis quale debba essere il nostro modello che, a mio avviso, non può prescindere dalla nostra caratteristica principale: i fiumi ed il delta” conclude Frigato.

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