VENETO – Il Veneto continua a perdere giovani laureati verso l’estero e, a differenza delle principali regioni del Nord, non riesce a compensare completamente queste partenze con l’arrivo di giovani qualificati stranieri. È quanto emerge dall’analisi dell’Ufficio studi della CGIA sui movimenti migratori dei laureati tra i 25 e i 34 anni nel periodo 2019-2024.
In cinque anni, i giovani veneti laureati trasferitisi all’estero sono stati 11.316, mentre quelli rientrati sono stati 3.288, con un saldo negativo di 8.028 unità. Nello stesso periodo sono arrivati in Veneto 8.445 giovani stranieri con almeno una laurea triennale, mentre 1.088 hanno lasciato la regione per tornare nel Paese d’origine. In questo caso il saldo è positivo per 7.357 persone.
Mettendo insieme i due fenomeni, il risultato complessivo per il Veneto resta negativo per 671 giovani laureati.
Secondo la CGIA, il Veneto è l’unica tra le grandi regioni settentrionali a presentare un saldo complessivo negativo, insieme a Trentino-Alto Adige, con -288, e Friuli Venezia Giulia, con -226. L’Emilia-Romagna, al contrario, registra un saldo positivo di 3.531 laureati.
Il dato, tuttavia, va rapportato alla consistenza della popolazione universitaria della regione. Mediamente, nei cinque anni considerati, sono stati 2.263 all’anno i laureati veneti tra i 25 e i 34 anni che hanno lasciato l’Italia, al netto dei rientri. Al 1° gennaio 2025 i laureati veneti della stessa fascia d’età erano poco meno di 159.500. La quota di coloro che nel 2024 hanno scelto di trasferirsi all’estero rappresenta quindi circa l’1,4% del totale. Se rapportata all’intera popolazione veneta tra i 25 e i 34 anni, oltre 506 mila persone, l’incidenza scende allo 0,4%.
La CGIA individua tra le possibili ragioni della minore capacità attrattiva del Veneto la ridotta presenza, rispetto a Lombardia, Piemonte ed Emilia-Romagna, di grandi imprese e multinazionali in grado di offrire un numero elevato di occupazioni qualificate.
A pesare sarebbe anche l’indebolimento di comparti che in passato assorbivano molti laureati, come quello bancario e assicurativo. Il sistema produttivo regionale rimane invece caratterizzato soprattutto da micro, piccole e medie imprese, spesso competitive sui mercati internazionali ma con minori possibilità di inserimento per figure con formazione universitaria.
Il quadro nazionale è diverso. Tra il 2019 e il 2024 l’Italia ha perso circa 78 mila giovani laureati italiani, ma nello stesso periodo ha registrato un saldo positivo di quasi 88 mila laureati stranieri. Il bilancio complessivo nazionale risulta quindi positivo per 9.593 giovani qualificati.
Le differenze territoriali restano però profonde: il Nord Ovest registra un saldo positivo di 12.817 laureati, il Centro di 5.849 e il Nord Est di 2.346. Più critica la situazione del Mezzogiorno, che nel quinquennio perde complessivamente oltre 11 mila giovani laureati.













