Presentate le osservazioni in Provincia di Rovigo, con 167 firme di cittadini preoccupati dalla realizzazione dell'impianto di Pezzoli. La Rete dei comitati a difesa dell'ambiente si mobilita con una assemblea pubblica

CEREGNANO (Rovigo) – Dopo aver illustrato come il territorio non abbia assolutamente bisogno di un impianto per la produzione di idrocarburi da materia organica, per lo più rifiuti, fanghi e scarti di allevamenti intensivi (LEGGI ARTICOLO) il portavoce della Rete dei comitati a difesa dell’ambiente e della salute in Polesine, Vanni Destro, ritorna sulla questione della realizzazione di un impianto per la produzione di biometano a Pezzoli di Ceregnano.

“Facciamo i nostri complimenti al signor sindaco Egisto Marchetti che, dopo aver taciuto per mesi la possibilità di realizzare un impianto per la produzione di biometano da rifiuti a Pezzoli, ora afferma che è sempre stato disponibile e trasparente e che sono gli altri ad essere dei cattivoni” esordisce Destro che elenca una serie di punti caratteristici della proposta produttiva valutata positivamente dall’Amministrazione Marchetti:

  1. “l’impianto tratta un quantitativo di rifiuti 51.000 tonnellate di rifiuto umido, e poi fanghi da depurazione civile e industriale e verde fino a 69.000 tonnellate complessive, una mole simile a quella di una discarica di grosse dimensioni;
  2. polveri sottili e gas potenzialmente nocivi sono sicuramente prodotti, lo dice il progetto nel punto “valutazione impatto di emissioni”;
  3. in Polesine Ecoambiente produce 19.000 tonnellate di rifiuto umido, già assegnate ad altra azienda, e comunque ben lontane dal quantitativo richiesto dall’impianto. Per dichiarazione dei tecnici provinciali, ci sono in Veneto impianti per il suo trattamento per il doppio rispetto a quello prodotto. Idem per le regioni limitrofe. Per i fanghi invece gli impianti di trattamento presenti in Polesine coprirebbero già la produzione dell’intero Veneto;
  4. i fanghi verrebbero trattati con le stesse sostanze chimiche usate alla Coimpo che provocavano odori molto fastidiosi, qualcuno li ricorderà;
  5. per quanto riguarda altri impianti biogas vicini, come quello per il biogas della maiscoltori di Villadose, sono di dimensioni ben più ridotte e usano insilato di cereali, non rifiuto umido o fanghi e, comunque, se chiedete a chi abita nei dintorni gli odori si sentono;
  6. la commissione provinciale per lo screening VIA (valutazione dell’impatto ambientale) che ha valutato il progetto dell’impianto proposto a Bergantino, analogo a quello di Pezzoli di Ceregnano, ha contestato un sottodimensionamento dei biofiltri rispetto alla mole emissiva e una sottostima delle emissioni sia di polveri sottili, di gas e di odori per i modelli di analisi usati nella loro valutazione;
  7. il 21 di settembre 2023 faremo a Ceregnano una pubblica assemblea con la presenza di Gianni Tamino, biologo già docente per molti anni all’Università di Padova, massimo esperto dj questo tipo di impianti a livello nazionale, Debora Stoppa, avvocato esperto in diritto amministrativo e ambientale e i rappresentanti di altri comitati locali. Attendiamo il sindaco e l’amministrazione con i tecnici della Silver Green srl, la società proponente il progetto per un confronto sereno e chiarificatore;
  8. sorvoliamo sul fatto che la società proponente abbia un capitale sociale di soli 10.000 euro e la realizzazione dell’impianto richiederebbe un impegno economico di diversi milioni di euro: quale istituto bancario darebbe la fidejussione ad una società con un simile, misero, capitale? Magari il sindaco, che di professione è bancario, potrebbe illuminarci;
  9. non entriamo qui nelle complesse vicende urbanistiche e di viabilità che stanno intorno al progetto e neppure del consumo idrico e degli sversamenti nello scolo Ramostorto già il più inquinato della provincia, assieme allo scolo Valdentro, per colibatteri fecali secondo un recente rapporto dell’Arpav”.

“Abbiamo  presentato le nostre  osservazioni in Provincia il 18 agosto scorso, supportate da 167 firme di cittadini raccolte in pochissimo tempo, una ragionevole preoccupazione per il peggioramento delle condizioni ambientali con conseguenze sul piano sanitario è più che giustificata”.

Vanni Destro, per la Rete dei comitati, suggerisce infine al sindaco Marchetti maggior trasparenza, di “leggersi meglio le carte di progetto” e di coinvolgere maggiormente e con tempistiche non sospette la cittadinanza su questioni di questa importanza.

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