ADRIA (Rovigo) – Adria attraversa una fase critica e, secondo il Movimento Civico Impegno per il Bene Comune, le responsabilità ricadrebbero sulle scelte – o sulle mancate scelte – dell’attuale amministrazione guidata da Massimo Barbujani. È quanto emerge da una nota in cui il direttivo denuncia “chiusure a raffica di attività, licenziamenti e un tessuto socio-economico in sofferenza”, a due anni e mezzo dall’insediamento della giunta.
Per il movimento civico, il problema principale sarebbe la mancanza di una visione politica: “Un ristretto gruppo di persone ha chiuso gli spazi di dialogo, non ha programmato, non ha voluto confrontarsi. Quando si è rivolto ai cittadini lo ha fatto per autocelebrarsi, screditando la precedente amministrazione”.

Un paragone diretto accompagna la critica: l’eredità della giunta Barbierato, che – ricordano dal movimento – “anche tra Covid e crisi energetica improvvisa aveva saputo individuare soluzioni innovative, dall’efficientamento di edifici e illuminazione pubblica a iniziative sociali di rilievo”. Tutto questo, secondo Impegno per il Bene Comune, non sarebbe stato raccolto dagli attuali amministratori, che “hanno rinunciato a finanziamenti importanti perdendo occasioni utili per la città”.
L’affondo sulla questione energetica
Nella nota viene richiamato un tema cruciale: la cosiddetta “bolletta energetica”, fattore determinante per famiglie e imprese. Il movimento si interroga sul ruolo del Comune nel confronto provinciale con il gestore del Terminal energetico: “Se la giunta vanta rapporti con i vertici regionali e nazionali, perché non si fa promotrice del riconoscimento del ruolo strategico del Polesine? Perché non si è battuta per ottenere riduzioni significative sugli oneri fiscali delle bollette di energia e gas?”.
Secondo i firmatari, un intervento in questo senso sarebbe stato “una boccata d’ossigeno” per le attività economiche e un incentivo per le giovani famiglie a rimanere sul territorio.
“Troppa attenzione all’immagine, poca ai problemi reali”
Il movimento civico punta infine il dito contro quella che definisce una gestione più attenta alla comunicazione che ai contenuti: “Se chi guida il Comune avesse svolto appieno il proprio compito invece di dedicarsi prevalentemente alla cura della propria immagine, oggi Adria sarebbe in una condizione diversa”.
Un atto d’accusa netto, che fotografa una frattura politica sempre più profonda e riaccende il dibattito sulle strategie – o sulle mancanze – per affrontare la crisi che investe il tessuto economico della città.













