ROVIGO – Il circolo rodigino del Partito Democratico interviene sulla chiusura del Polo Natatorio di viale Porta Po, annunciata a sorpresa dall’assessore Mattia Milan (LEGGI ARTICOLO).
“Anche se temporanea, la sospensione di un servizio è una sconfitta – afferma il segretario locale Giacomo Prandini – Voltare pagina è stato un passo importante, che doveva essere seguito da un rinnovato interesse nella sua gestione. Invece fino a oggi non se ne è più parlato”.
Secondo quando dichiarato da Milan, l’impianto resterà chiuso da febbraio fino ad aprile di quest’anno. “O almeno così spera – continua il circolo – perché l’assessore non ha comunicato una data precisa. Già fino ad aprile sarà un disagio importante, se poi si dovesse protrarre oltre diventerebbe insostenibile per i nostri sportivi, per i frequentatori e anche per le attività dedicate alle persone disabili”.
Inoltre aggiungono: “A maggior ragione se consideriamo che i cittadini hanno speso oltre 5 milioni di euro, pagandoli direttamente ad un istituto bancario, per liberare il polo dai debiti che vi gravavano. Ci saremmo aspettati che un tale esborso fosse seguito da garanzie migliori di quelle avute dal momento che trova giustificazione solo nella possibilità di utilizzare fattivamente l’impianto”.
Secondo l’amministrazione, la causa sarebbero alcune gravi rotture che hanno reso le vasche poco sicure. “Riconosciamo che gli incidenti possono capitare, ma ci dobbiamo chiedere se è stato fatto il possibile per prevenirli – sottolineano i dem – Sono stati fatti controlli periodici? Era stata segnalata la problematicità di alcune aree? Si è trattato di un cedimento causato da qualche mancanza specifica? Lo scopo non può essere solo quello di mettere una pezza su quanto accaduto e sperare che la città lo dimentichi. Se qualcosa non ha funzionato, se la gestione della piscina non è adatta a tutelarla, bisogna intervenire. Chiediamo che l’assessore Milan faccia chiarezza”.
Il circolo PD di Rovigo conclude rimarcando che sul tavolo non c’è solo l’offerta del servizio, ma anche le sorti dei lavoratori che operano all’interno del polo. “Avviare un dialogo con i dipendenti è il minimo. Ma di dialoghi in questi anni ne abbiamo visti tanti.
Servono fatti e serve dare sicurezza a queste persone”.


















