Il sesto Quaderno di Casa Matteotti, analizza come la stampa italiana e internazionale raccontò l’assassinio del deputato socialista di Fratta Polesine. La presentazione martedì 25 novembre alle 17.30 nella sala di Palazzo Cezza

ROVIGO – Nel giugno del 1924, il rapimento e l’assassinio del deputato socialista Giacomo Matteotti sconvolsero l’Italia e misero in crisi il potere di Benito Mussolini, allora presidente del Consiglio di un governo di coalizione.
In quei giorni convulsi, una stampa ancora libera diede voce all’indignazione popolare e alle critiche di un’opposizione sempre più ampia, prima che il regime imponesse il proprio controllo con leggi repressive e sequestri che avrebbero presto messo a tacere ogni dissenso.

È a questo drammatico snodo della storia italiana che è dedicato il sesto Quaderno di Casa Matteotti, curato e introdotto da Gianpaolo Romanato e intitolato Il delitto Matteotti nella stampa del tempo, edito da Cierre, con prefazione di Pier Luigi Bagatin e intervento del sindaco di Fratta Polesine Giuseppe Tasso.

Un’eco mondiale per il “martire della libertà”

Come la stampa dell’epoca trattò la figura e la morte di Giacomo Matteotti è il cuore di un volume che raccoglie e analizza articoli, reazioni e testimonianze di un tempo in cui il Paese visse un passaggio cruciale: dalla democrazia alla dittatura.

In tutto il mondo, la tragica vicenda del deputato di Fratta Polesine ebbe un’eco enorme. Alla diffusa commozione si affiancarono valutazioni politiche sulle sorti del fascismo e sui valori negati da quel delitto. Non si trattò solo di un fatto di cronaca: crollarono gli equilibri democratici con l’assassinio di un rappresentante del popolo.

Come scrisse Ernesto Bonaiuti il 29 giugno 1924 sul Mondo di Giovanni Amendola, altra vittima del fascismo:

«Nell’immolazione del suo più vigile alfiere la democrazia italiana ha trovato forse la sua nuova iniziazione e la sua potente rinascita».

Anche il mondo intero provò orrore per il rapimento e l’uccisione del parlamentare, opera di “mercenari” che ne profanarono il corpo con efferata crudeltà, come sottolineò il diplomatico croato Ivo Andric, futuro premio Nobel per la letteratura.

Cinque saggi per raccontare una tragedia nazionale

Il volume raccoglie cinque saggi che affrontano i diversi aspetti della vicenda e delle sue rappresentazioni.

Annamaria Longhin mette in luce come la commozione suscitata dal “delitto di regime” abbia generato manifestazioni e proteste popolari, sostenute da organizzazioni economiche e civili. Liliana Gazzetta analizza il ruolo delle donne, protagoniste di un coinvolgimento “prepolitico”: da un lato ispirato a Anna Kuliscioff, dall’altro segnato da pietà e solidarietà cattolica verso la vittima e la sua famiglia. Adriano Mazzetti indaga le reazioni della stampa polesana e diocesana, più indignata e partecipe rispetto alla cautela della Santa Sede e delle sue testate, L’Osservatore Romano e La Civiltà Cattolica. Luigi Biondi esplora le reazioni dell’America Latina, dove Matteotti divenne simbolo universale di libertà e le commemorazioni si protrassero per anni.
Infine, Maurizio Romanato evidenzia la ferocia antimatteottiana del Corriere del Polesine, giornale divenuto voce del fascismo, che arrivò a giustificare il delitto e a polemizzare con la stampa nazionale ed estera, da Piero Gobetti ai liberali e agli Aventiniani, minimizzando l’ondata di sdegno popolare.

Un documento prezioso sulla libertà di stampa

Attraverso la sua ampia documentazione, il volume mostra come la reazione dei giornali al delitto Matteotti fu uno dei momenti più alti e drammatici della libertà di stampa italiana, prima che venisse soffocata dalle leggi fascistissime del 1926, che “regolavano” la professione giornalistica nel senso voluto dal regime.

Il libro è arricchito da riproduzioni fotografiche di giornali italiani e stranieri dell’epoca, offrendo al lettore uno spaccato vivido di quei giorni in cui la parola scritta divenne un atto di coraggio civile.

La presentazione

La presentazione del volume si terrà martedì 25 novembre alle ore 17.30 nella sala di Palazzo Cezza (Piazza Vittorio Emanuele, Fratta Polesine).
Un appuntamento per riscoprire, attraverso la voce della stampa, il valore eterno della libertà, della verità e della memoria democratica.

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