ROVIGO – Fratelli d’Italia è in fibrillazione da quando, all’Assemblea nazionale del partito (LEGGI ARTICOLO), è stato annunciato che si sarebbero celebrati i congressi locali e provinciali, mentre i coordinatori regionali, nel caso del Veneto il senatore Luca De Carlo, rimangono saldi al loro ruolo come nominati direttamente dalla presidente Giorgia Meloni.
Polesine caso veneto con tessere più che quintuplicate, tanta voglia di cambiamento, ma soprattutto la volontà di “andare alla conta” tra “conservatori” in linea con l’azione dell’attuale coordinatore provinciale Alberto Patergnani, e “progressisti” che vedono come portabandiera la sindaca di Porto Viro Valeria Mantovan ed il senatore polesano Bartolomeo Amidei.
Numeri di tessere alla mano le due parti sono entrambe in vantaggio, ma si sa che ognuno interpreta i numeri come preferisce e comunqua, lato Mantovan si propende fortemente per un congresso con due candidati, lato Patergnani si auspica che sarebbe opportuno presentarsi con un candidato alla segreteria unitario ed un coordinamento provinciale condiviso.
Da entrambe le parti accuse di ingerenze da parte dei partiti di coalizione all’azione politica di Fratelli d’Italia in provincia di Rovigo con l’occhio teso al prossimo appuntamento del rinnovo del sindaco del capoluogo: i conservatori sarebbero troppo influenzati da Forza Italia, i progressisti dalla Lega.
Lo scenario risveglia, con piacere, la voglia del giornalista Roberto Magaraggia, appassionato di politica, abbastanza deluso della condizione in cui versa la “sua” Rovigheto, con un lungo trascorso di politica attiva ed impegnata per la città.
“Mentre la chiesa si limita a rievocare i miracoli di Gesù, la partitocrazia li partorisce ad hoc, al bisogno. Se i quattro vangeli (Matteo, Marco, Luca e Giovanni) concordano sulla moltiplicazione dei pani e dei pesci, prodigio teso a sfamare cinquemila persone accorse per conoscere il figlio di Dio, l’esplosione dei tesserati ai partiti tende allo stesso scopo, Nutrire il potere” osserva Magaraggia.
“Guarda caso, la magia si verifica sempre in occasione della celebrazione dei congressi.
Non è ancora scomparso dalla memoria quello celebrato tempo fa, a Rovigheto, dal Partito democratico: una vera transumanza di calabresi e immigrati che accorrevano ai seggi. Vinse Nadia Romeo.
Così oggi, dopo periodi di astinenza, riparte l’esortazione: pancia mia fatti capanna. Fratelli D’Italia, in Polesine, avrebbe sestuplicato il numero degli associati: da 300 a 2.000. Si tratta di una specie di maga Circe che trasforma persone in “contromarche”. Senza le quali non si potrà accedere alle votazioni per decidere chi guiderà il partito a livello locale.
Non so se si tratti di sottoscrivere degli intenti, dei principi o un semplice pezzo di carta. Non conosco neppure se vi sia un vaglio per stabilire chi ha diritto ad entrare e chi no (come in certi locali pubblici dove si richiede giacca o abiti decenti). Oppure se “tutto fa brodo”, come nel famoso Carosello degli anni ’60. Ma con il rischio che “a schifio finisca”.
Fa pensare la performance di un giovane consigliere comunale, Mattia Maniezzo, esperto in emigrazione politica. Lo ritroviamo nel 2006 nelle liste dell’Udeur del mitico Beppe Osti. Era al trentatreesimo posto. Poi candidato sindaco del movimento 5 Stelle, nel 2019. Eletto consigliere, dopo un anno traslocò ad Italexit di Paragone. Ma l’amore terminò subito con la separazione. Ora deve aver udito le sirene meloniane che cantavano: “Qui presto, vieni, o glorioso Mattia…”.
Sensibile com’è non si è tappato le orecchie e nemmeno fatto legare. È volato, spontaneamente, dove tirava il vento. Sbandierando urbi et orbi di aver fatto tesserare ben 270 suoi amici alla “fiamma”, ma non lui. Dimostrando un altruismo atipico. Come Henry Ford, che costruiva le automobili ma non ha mai guidato e avuto la patente.
Chissà dove atterrera’ il pacchetto del 15% di tessere, che afferma di detenere. Ma soprattutto i “meloniani” hanno a che fare con un pilota o un dirottatore?” si chiede Magaraggia.













