ROVIGO – Il procedimento per l’Autorizzazione Integrata Ambientale richiesta da Ecopol alla Provincia di Rovigo per l’avvio di un impianto di trattamento di rifiuti speciali, anche tossici, tramite desorbimento termico, subirà un importante rallentamento.
La notizia, confermata dall’assessore comunale all’Ambiente Andrea Denti, è che l’iter è stato ufficialmente prorogato di 180 giorni, su richiesta motivata della stessa azienda proponente. La Provincia ha quindi concesso una sospensione dei termini per permettere la presentazione della documentazione integrativa richiesta.
Un rinvio che sposta di fatto la discussione e le decisioni finali all’estate 2026, in un procedimento che da mesi tiene banco non solo nel capoluogo, ma in tutta la provincia.
Osservazioni corpose e ancora non pubbliche
La proroga arriva in un contesto particolarmente delicato: durante la fase di Valutazione di Impatto Ambientale sono state depositate osservazioni molto puntuali e corpose da parte di numerosi portatori di interesse (LEGGI ARTICOLI).
Tra i soggetti intervenuti figurano associazioni di rilievo come Coldiretti, Legambiente, Italia Nostra, ma anche diverse amministrazioni comunali confinanti, che hanno formalizzato preoccupazioni sull’impatto ambientale dell’impianto oltre che alcune prese di posizione da parte dei direttivi politici di partito.
I Comuni che hanno presentato osservazioni ufficiali sono:
- Costa di Rovigo
- Lusia
- Villanova del Ghebbo
- Barbona (in provincia di Padova, oltre l’Adige)
Non risulta invece, almeno in questa fase, una presa di posizione formale del Comune di Rovigo tramite osservazioni istituzionali.
Tre nodi principali emersi dalle osservazioni
Le criticità sollevate ruotano attorno ad almeno tre grandi questioni, che avrebbero portato la Provincia a chiedere integrazioni approfondite.
1. Il problema della viabilità sulla regionale 88
Il primo tema riguarda l’accesso dei mezzi pesanti al sito. L’impianto si collegherebbe alla strada regionale 88 Rovigo–Lendinara, arteria già segnata da numerosi incidenti.
Secondo le osservazioni, l’ingresso e l’uscita dei camion richiederebbero interventi strutturali, come una rotonda o una deviazione dedicata, per evitare ulteriori rischi e disagi lungo la regionale.
2. Il sito già utilizzato come deposito di rifiuti pericolosi
La seconda criticità riguarda la situazione attuale dell’area, oggi adibita a centro di stoccaggio di rifiuti pericolosi, alcuni presenti da anni.
Le osservazioni chiedono una sorta di “anagrafe” dettagliata:
- cosa è stato accolto,
- cosa è stato trattato,
- quali rifiuti risultano ancora presenti nel deposito.
Il timore è che, con l’avvio del desorbimento termico, la tecnologia possa essere impiegata anche per smaltire rifiuti già stoccati nel magazzino.
3. Il nodo più pesante: bruciatore e funzionamento non continuo
La terza questione è probabilmente la più delicata per l’azienda.
Nel progetto, Ecopol dichiara un’attività su base diurna, con turni limitati a 8-12 ore e non un ciclo H24. Tuttavia, il processo di desorbimento termico genera gas ed esalazioni che devono essere bruciate ad altissime temperature.
Secondo i rilievi, spegnere ogni sera il bruciatore potrebbe impedire di mantenere costante il corretto range termico necessario per garantire sicurezza e abbattimento delle emissioni.
Questo potrebbe obbligare la Provincia, in caso di autorizzazione, a imporre prescrizioni stringenti, fino alla necessità di un bruciatore acceso 24 ore su 24.
Una proroga che evita la bocciatura immediata
La sospensione di sei mesi viene letta come un passaggio decisivo: l’ultimo margine concesso al proponente per integrare e correggere un progetto che, alla luce delle osservazioni, rischierebbe altrimenti una bocciatura.
Il dossier Ecopol resta quindi uno dei temi ambientali più discussi del territorio polesano, con una partita che si riaprirà nei prossimi mesi e che avrà inevitabili ricadute politiche e istituzionali.
Per ora, la certezza è una sola: se ne riparlerà nell’estate 2026.
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