Giovedì 13 aprile presso il Teatro S. Bortolo di Rovigo lo psichiatra ha presentato il suo libro “Self Help l’utopia dei matti”

ROVIGO – Organizzato dalle sezioni locali dell’Irase, Istituto per la Ricerca Accademica Sociale ed Educativa, e dall’AITSaM, Associazione Italiana Tutela Salute Mentale,  Giovedì 13 aprile alle ore 18.00 presso il Teatro S. Bortolo di Rovigo si è svolto un incontro con lo psichiatra Paolo Vanzini che ha presentato il   suo libro “Self Help l’utopia dei matti”. Dopo una breve introduzione della Presidente della sezione Irase  Bertilla Gregnanin e dei Presidenti delle sezioni di Rovigo e Adria dell’AITSaM Gaetano Furini e Ferruccio Donà, il moderatore Ernesto Guerriero, già assistente sociale a Verona, ha dato la parola a Paolo Vanzini. 

L’Utopia di cui parla  consiste nel vedere le “Persone in sofferenza” essere i protagonisti della propria vita e i Servizi svolgere ruoli di sussidiarietà professionale. Un’Utopia nella quale ci riconosciamo tutti “fragili” e “interdipendenti”, legati gli uni agli altri da legami indissolubili; dove non c’è bisogno di “includere” nessuno perché mai nessuno è stato “escluso”; dove insieme ci facciamo carico di liberare la sofferenza psichica dai circuiti della “cronicità psichiatrica e le persone tutte dai sentimenti di paura, rabbia, rancore verso l’altro diverso da sé. 

Questo libro dà voce a chi non ne ha. Storie che illuminano i lati più struggenti, fragili ed insieme forti di un altro pezzo di umanità fatto di persone “invisibili e inaffidabili” al punto da essere chiamate matti o folli o, peggio, malati mentali. Persone capaci di diventare, insieme, un Popolo che riemerge dai margini della società e si incammina a diventare il Popolo dell’Utopia, capace di affermare i propri diritti e praticare la propria cittadinanza. Quelli che prima erano destinati a perdersi, divengono uomini e donne che hanno tanto da dire e soprattutto da donare.  Paolo Vanzini ha spiegato che il suo libro   è una testimonianza di come ha predisposto, da psichiatra,  percorsi di cura personalizzati, soprattutto carichi di umanità perché senza empatia tra paziente e medico non si realizza alcun progresso. 

L’autore  insieme a 40 “matti” del Servizio Psichiatrico di Borgo Roma a Verona fonda nei primi anni ‘90 l’Associazione Self Help San Giacomo e la Cooperativa Sociale Self Help, dando vita a quella che sarebbe diventata la Rete Self Help di Verona. Tra i massimi esperti di auto-aiuto, Vanzini ha contribuito in maniera determinante ad una nuova cultura che sposta il baricentro dell’attenzione dalla patologia alla persona, contrastando la cronicità e favorendo il passaggio da utenti-pazienti a cittadini.  Divisi in micro comunità distribuite sul territorio coadiuvati da operatori nella vita quotidiana  i pazienti recuperano  un’identità non collegata alla patologia di cui soffrono, evolvendo verso un’esistenza autonoma con l’inserimento nel mondo del lavoro. Varie le domande dei partecipanti  all’incontro a cui Paolo Vanzini ha dato risposte chiare e precise, indicando soluzioni percorribili senza o con limitato coinvolgimento della psichiatria istituzionale. Molto apprezzato il commento musicale della cantastorie del Self Help Silvana Berti che ha intervallato con brani di cantautori  la trattazione del metodo e delle buone prassi dell’Associazione di Verona per la cura delle malattie mentali   Presente all’incontro l’assessore alle politiche sociali di Rovigo Mirella Zambello che ha portato il saluto e l’interesse  del Sindaco della città per questa importante esperienza che potrebbe diventare un modello per il nostro territorio.

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