ADRIA (Rovigo) – «Non ci siamo mai opposti al ricordo di Sergio Ramelli. Ci siamo opposti al modo in cui questa amministrazione ha scelto di raccontarlo». È questa la posizione espressa dal Partito Democratico di Adria, che torna sulla recente intitolazione dedicata al giovane militante del Movimento Sociale Italiano, contestando l’impostazione scelta dall’amministrazione comunale.
I democratici respingono l’accusa di aver affrontato la vicenda in chiave ideologica e ribadiscono che, sin dall’annuncio della delibera nei primi mesi dell’anno (LEGGI ARTICOLO), avevano avanzato una proposta diversa (LEGGI ARTICOLO). «Quell’intitolazione poteva rappresentare l’occasione per costruire un percorso di ricerca della verità storica e aiutare soprattutto i più giovani a comprendere il contesto in cui maturò l’omicidio di Ramelli», afferma il Pd.
Secondo il partito, il ricordo del giovane milanese avrebbe dovuto essere inserito nel quadro più ampio degli anni di piombo, richiamando anche gli episodi di violenza che segnarono quel periodo. Nel documento vengono ricordati il cosiddetto “giovedì nero” di Milano, l’uccisione dell’agente Antonio Marino, le minacce ricevute da Sergio Ramelli prima dell’aggressione mortale, la morte di Claudio Varalli, quella dell’insegnante Antonio Zibecchi e il successivo assassinio dell’avvocato missino Enrico Pedenovi. «Erano gli anni della strategia della tensione e del terrorismo politico», sottolineano i democratici.
Per il Pd, invece, l’amministrazione comunale avrebbe scelto una strada diversa. «Non ha voluto costruire un percorso di memoria condivisa, lasciando che il sacrificio di Ramelli rimanesse soltanto un simbolo identitario della destra», sostiene il documento.
Anpi di Adria nelle scorse settimane ha organizzato un ciclo di incontri pubblici dedicati al terrorismo nero, al terrorismo rosso e alla sentenza definitiva sulla strage della stazione di Bologna, con la partecipazione dei magistrati che hanno seguito le indagini. Un’iniziativa che il Pd definisce «di incontestabile valore storico-scientifico» e «finora unica nel suo genere a livello nazionale».
Il partito invita quindi a non utilizzare le vittime di quella stagione come strumenti di contrapposizione politica. «Rivendicare oggi i morti di quegli anni e usarli per alimentare odio e divisioni è profondamente sbagliato. Furono tutte vittime innocenti. Non si può morire per le proprie idee. Quelle violenze hanno segnato profondamente il nostro Paese», afferma il Pd.
A sostegno della propria posizione viene richiamato anche il precedente del 2014, quando il sindaco di Milano Giuliano Pisapia intitolò un giardino a Sergio Ramelli parlando di «un percorso di pacificazione nazionale affinché fatti simili non accadano mai più». I democratici concludono criticando anche la scelta del relatore per la cerimonia di Adria, ritenendo che essa confermi, a loro giudizio, un’impostazione «identitaria» dell’iniziativa e accusando la giunta di essersi allontanata dallo spirito di una memoria condivisa.
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