PORTO VIRO (Rovigo) – “Mentre prosegue lo stato di agitazione dei lavoratori della sanità privata per il rinnovo del contratto nazionale, scaduto da oltre sei anni, con Aiop che a differenza di Aris non ha aperto alla trattativa, a Porto Viro la situazione sta diventando sempre più difficile. Perché accanto all’investimento nella struttura con l’ampliamento del pronto soccorso, non ci sono investimenti sul personale. Anzi, aumentano gli addii e i carichi stanno aumentando a dismisura, innescando una spirale che rende sempre più pesante la situazione per il personale”.
Lo denuncia Attilio Minichini della Uil Fpl Rovigo “Ci sono stati licenziamenti volontari e ci sono lavoratori in maternità e, a questo, si sommano le malattie sempre più frequenti anche per effetto delle pressioni che per qualcuno rischiano di portare al burnout. Saltano i riposi domenicali, ci sono infermieri che non sanno in quale reparto saranno spostati scoprendolo solo a inizio turno, il malumore aumenta giorno dopo giorno. E il timore, ma purtroppo e quasi una certezza, è che a novembre, con il nuovo concorso per infermieri nel pubblico, si possa assistere ad un’ulteriore emorragia. Tutto questo mentre il nuovo pronto soccorso, ancora più dispersivo, richiederebbe invece un aumento del personale come tutti gli altri reparti in sofferenza da lungo tempo. Fra l’altro ora le difficoltà che vivevano gli infermieri interessano anche gli Oss. Ad aggravare la situazione anche le rigidità eccessive di alcuni coordinatori, sottomansionamenti e scelte non comprensibili sulle premialità che hanno aumentato i malumori”.

Lavorare nella sanità pubblica o convenzionata è sempre più difficile “Il termometro di questa situazione – evidenzia Attilio Minichini della Uil Fpl Rovigo – è il fatto che se al Policlinico di Rovigo sono riusciti a trovare qualche nuovo infermiere, anche se la situazione resta al limite, per venire a lavorare a Porto Viro non ci sono più domande. Non ci sono curriculum. Per questo chiediamo che si intervenga con decisione in modo da tamponare l’emorragia di lavoratori in corso da mesi e mesi e far vedere al personale che non è considerato un costo ma una risorsa. Perché è il personale che fa la qualità di una struttura, non solo gli spazi”.













