Nel suo esordio badiese, De Angelis ha dato ampio spazio alla figura di Svevo, di cui ha avuto la fortuna di frequentare la figlia Letizia

BADIA POLESINE (Rovigo) – Luca De Angelis, antiaccademico (come si è autodefinito in una recente intervista) ma esperto di antisemitismo culturale, lunedì 20 gennaio, ha guidato il pubblico presente in sala Soffiantini attraverso un viaggio nella letteratura ebraica moderna.

L’incontro dal titolo “Sguardi letterari sulla condizione ebraica: dall’uscita del ghetto alla Shoah” è stato pianificato dall’Isers nell’approssimarsi del “Giorno della memoria”, come da qualche anno usa fare l’infaticabile Livio Zerbinati

Ai saluti istituzionali dell’assessore Valeria Targa e ai reciproci ringraziamenti, con l’immancabile elencazione delle associazioni consorti nell’organizzazione dell’evento, è finalmente seguita la prolusione del professore che, fra l’altro ha rivelato la sua passione musicale annunciando la prossima uscita di un CD di musica Yiddish.


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De Angelis, coadiuvato da Elisabetta Noè, ha esplorato alcuni autori come Kafka, Svevo, Bassani, con ampi riferimenti alla propria produzione letteraria, mettendo in luce la complessità e la ricchezza della cultura ebraica. Un focus particolare è stato riservato al ruolo del “Ghetto” come “spazio paradossale”, con accenni alle declinazioni dell’umorismo “salvagente” ebraico quale cosmografia interiore di resilienza. Il paradosso del Ghetto trova rappresentazione nella favola, utilizzata da Svevo, dell’uccellino che esce della gabbia ma poi vi si rifugia. “L’uccellino quando vide con soddisfazione rinchiudersi la porticina che suggellava la sua libertà pensava: La libertà è dentro la gabbia fuori, dove c’è il rischio di restare prigionieri”.

Il Ghetto, dunque, costituiva coercizione ma era anche vissuto come salvaguardia della propria identità consolidata nei vincoli della comunità e della famiglia. Un rifugio dunque da pregiudizi, calunnie e persecuzioni. 

L’apertura del Ghetto (iniziata in Italia nel 1848 con l’emancipazione), infatti, se da un lato favorì l’esplosione della letteratura ebraica moderna, non sancì però la fine dell’antisemitismo che, anzi rinvigorì fino a diventare un vero e proprio progetto politico di sterminio, come ha sottolineato Elisabetta NoèCon l’apertura, il ghetto si interiorizzò attraverso le metafore, come quella dell’uccellino oppure nelle idealizzazioni utilizzate da Bassani nel Giardino dei Finzi Contini, diventando un luogo della memoria che ha permesso di conservare e diffondere un immaginario culturale, religioso e sociale. Questo sentimento alimenterà tuttavia un dibattito indefinito e sospeso fra la spinta ad uscire nel mondo, per farne parte, e la tendenza a ritrovare il focolare sicuro in cui essere sé stessi: “Molti scrittori infatti dissimulavano la loro ‘judéité’ per paura di non essere integrati”. Svevo per esempio, in una sorta di ‘mimetismo protettore’ ha cancellato qualsiasi allusione alla condizione ebrea dei suoi protagonisti. “Questo però è un cammino disseminato di trappole – ha sottolineato Noè, citando la diaspora argentina – giacché è difficile essere sé stessi aprendosi al mondo col rimpianto di quello perduto da cui si proviene”.

Nel suo esordio badiese, De Angelis ha dato ampio spazio alla figura di Svevo, di cui ha avuto la fortuna di frequentare la figlia Letizia, quasi centenaria, in occasione della stesura del “Diario di Elio Schmitz”, fratello di Ettore Schmitz (vero nome di Italo Svevo). Un lavoro definito “…pregno d’autobiografismo e in cui cogliere l’anima e la forma più autentica del cantore dell’«inettitudine» di chi è vinto dalla vita”.

 Ugo Mariano Brasioli

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