È un bilancio drammatico quello che arriva dal Delta del Po, dove il 2026 rischia di essere ricordato come uno degli anni più difficili di sempre per l’acquacoltura. La produzione della Cozza Dop di Scardovari ha infatti registrato un crollo del 99%, mentre quella delle vongole si è ridotta del 50%, colpita dagli effetti della siccità, delle temperature eccezionalmente elevate, della diffusione del granchio blu e della proliferazione delle alghe.
«Un’annata nera per l’acquacoltura polesana – afferma Erri Faccini, presidente di Cia Rovigo –. Il fenomeno dell’anossia, cioè la mancanza di un corretto apporto di ossigeno nell’acqua, sta mettendo in ginocchio un intero comparto».
Secondo Faccini, le cause della crisi non sono soltanto legate alle condizioni climatiche estreme. «Negli anni scorsi non sono stati effettuati quei necessari lavori strutturali sui fondali, indispensabili per garantire un corretto ricircolo dell’acqua. Oggi, purtroppo, ne stiamo pagando le conseguenze».
La situazione viene definita «drammatica», senza certezze sul futuro dell’intero settore nel breve e medio periodo. Un allarme che riguarda non solo gli operatori della pesca, ma anche l’economia e l’identità di un territorio che ha sempre vissuto in stretta relazione con le sue lagune.
«Il Delta del Po è da sempre un’area a forte vocazione ittica e qui non esistono reali alternative alla pesca. Per consentire alle imprese di continuare a lavorare servono dragaggi costanti, non interventi occasionali o misure tampone».
Tra le proposte avanzate da Cia Rovigo c’è anche l’acquisto, da parte della Regione Veneto, di battelli-draga da affidare alla gestione dei Consorzi di bonifica, così da intervenire tempestivamente in base alle diverse necessità del territorio.
«Siamo chiamati a far sopravvivere la laguna di Scardovari – conclude Erri Faccini –. Lo dobbiamo alle generazioni che verranno dopo di noi. È urgente mettere in campo misure strutturali, a partire dagli interventi necessari per rivitalizzare i fondali».













