Dopo la fase più acuta della pandemia, il 2021 ha portato con sé incoraggianti segnali di ripresa per il mercato del lavoro. Nel 2022 il conflitto in Ucraina ha creato nuove incertezze per l’economia, ma per ora i dati riguardanti l’occupazione in Veneto rimangono positivi. A causa delle tensioni internazionali, tuttavia, le previsioni riguardo al Pil sono state ridimensionate da un +4% a un +2% stimato per l’anno in corso. Per ritornare a valori simili a quelli pre-Covid, quindi, bisognerà probabilmente attendere fino al 2023.
Dati sull’occupazione in Veneto
I primi tre mesi del 2022 sono stati positivi per quanto riguarda le nuove assunzioni: il saldo netto tra personale assunto e cessazioni indica che le posizioni lavorative occupate sono aumentate in regione di 23.600 unità. Nello stesso periodo del 2021, ancora influenzato da un alto numero di contagi e dalle restrizioni in corso, la cifra si fermava a +12.600 unità. Crescono sia i contratti a tempo determinato che quelli a tempo indeterminato, mentre quelli di apprendistato calano perché spesso trasformati in contratti a lungo termine.
Il numero totale di assunzioni in Veneto nel primo trimestre 2022 è di 152.300 unità, con un incremento rispetto al 2021 del 45%. Crescono in particolare le assunzioni di giovani (+47% rispetto al 2021), che costituiscono circa un terzo del totale dei nuovi contratti.
Guardando più nel dettaglio ai diversi settori economici, la crescita più consistente si nota in quello dei servizi. Il turismo, in particolare, ha registrato assunzioni quadruplicate, mentre sono raddoppiate quelle legate alla cultura e all’editoria. Anche l’industria mostra segnali di ripresa positivi con assunzioni cresciute del 37%, mentre l’agricoltura è in controtendenza e segna un -9%. Le tendenze relative ai diversi settori economici diventano più evidenti nei dati che riguardano le diverse province. Verona e Venezia, città con la più forte vocazione turistica, sono infatti anche quelle dove l’occupazione cresce più in fretta, con saldi occupazionali in aumento rispettivamente di 7.800 e 7.100 unità. Rovigo, la cui economia dipende in misura maggiore dall’agricoltura, mostra una crescita più modesta con +1.900 unità. Soltanto Belluno è in negativo con 1.600 posizioni lavorative occupate in meno, che però sono in gran parte dovute alla fine della stagione turistica invernale.
Prospettive e opportunità
Lo scenario attuale è quindi incoraggiante per chi cerca lavoro, con un aumento marcato delle opportunità di assunzione in diversi settori. Tra le tendenze che caratterizzeranno senza dubbio il mercato del lavoro nel prossimo futuro, la digitalizzazione avrà un ruolo chiave. In regione sono attive diverse iniziative, sia promosse da istituzioni pubbliche che da aziende private, per ridurre il divario delle competenze digitali e formare cittadini e dipendenti pubblici all’uso delle nuove tecnologie. A livello individuale, studiare programmazione tramite dei corsi di informatica come quello erogato da Aulab permette in pochi mesi di acquisire conoscenze di coding e soft skill essenziali, ottenendo un vantaggio notevole nella ricerca di un impiego. Le professioni legate alla programmazione, infatti, continueranno a essere anche nei prossimi anni tra le più richieste e formarsi ora per svolgerle può offrire in futuro prospettive di carriera eccellenti.
Un altro settore a cui guardare nel breve termine, come abbiamo visto, è quello dei servizi e del turismo. L’aumento in questo caso è dovuto principalmente al drastico crollo registrato durante la pandemia, quando l’intera industria è stata costretta a fermarsi per quasi due anni. Con una ripresa più rapida di quanto ci si aspettasse, non sono mancati i disagi dovuti alla carenza di personale, con problemi che potrebbero continuare per tutta l’estate. A differenza del settore digitale, tuttavia, quello turistico è più esposto a rischi legati alle incertezze del panorama geopolitico attuale.













