Dal Maxiprocesso alla criminalità digitale: a Rosolina un incontro pubblico per capire come la mafia si è trasformata e perché la memoria oggi deve diventare consapevolezza civile.

ROSOLINA (Rovigo) – Non una semplice commemorazione, ma un momento di riflessione collettiva sul passato e sul presente della lotta alla criminalità organizzata. Venerdì 20 marzo alle 18:45 il Centro Parrocchiale S. Carlo Acutis di Rosolina ospiterà la serata “Gli ultimi 40 anni di antimafia”, promossa dal Centro Socio-Culturale di Rosolina per una civiltà dell’incontro APS insieme al Circolo Noi Rosolina APS e a Libera.

L’iniziativa vuole raccontare come la mafia sia cambiata negli ultimi decenni e come, insieme a essa, si sia evoluto anche il movimento antimafia in Italia. Quarant’anni di storia che hanno segnato profondamente il Paese, trasformando il modo in cui lo Stato e la società civile guardano al fenomeno mafioso.

Dal Maxiprocesso alla consapevolezza nazionale

Il punto di svolta risale al 1986, anno di apertura del Maxiprocesso di Palermo, una svolta epocale nella lotta alla criminalità organizzata. Con 475 imputati e centinaia di capi d’accusa, quel procedimento dimostrò per la prima volta l’esistenza di una struttura mafiosa unitaria e organizzata.

Fu il risultato del lavoro coraggioso del pool antimafia guidato dai magistrati Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. Non solo una vittoria giudiziaria, ma una presa di coscienza collettiva: lo Stato riconosceva finalmente la mafia come un sistema strutturato e pervasivo, capace di condizionare la società e l’economia.

La mafia che cambia volto

Oggi, quarant’anni dopo, lo scenario è profondamente diverso. La mafia non è più soltanto quella dei conflitti armati e delle stragi. Si è trasformata in una realtà sempre più silenziosa e sofisticata, capace di infiltrarsi nell’economia legale, nei mercati finanziari e nei sistemi produttivi.

Le organizzazioni criminali si muovono tra criptovalute, dark web, corruzione e nuovi strumenti finanziari, assumendo le caratteristiche di vere e proprie holding globali. Un’evoluzione che rende più difficile riconoscerle e contrastarle, soprattutto nei territori del Nord Italia dove le infiltrazioni economiche sono sempre più diffuse.

L’incontro con Libera

A guidare la riflessione sarà Enrico Moro, referente provinciale e membro della segreteria regionale di Libera, che accompagnerà il pubblico in un percorso di analisi e memoria.

L’appuntamento si inserisce anche nel cammino verso la Giornata Nazionale della Memoria e dell’Impegno del 21 marzo, dedicata alle vittime innocenti delle mafie. L’obiettivo è chiaro: passare dalla memoria alla responsabilità civile, coinvolgendo cittadini, associazioni e giovani in un percorso di consapevolezza.

Un invito alla comunità

L’incontro è aperto a tutti: cittadini, studenti e chiunque desideri comprendere meglio i cambiamenti della criminalità organizzata e il ruolo della società civile nella sua opposizione.

Perché l’antimafia non è soltanto un tema giudiziario o politico. È prima di tutto una questione culturale e sociale, che riguarda la qualità della democrazia e la capacità delle comunità di riconoscere e difendere i propri valori.

Al termine della serata è previsto anche un momento conviviale con aperitivo e buffet, occasione per continuare il confronto in un clima informale.

Un modo semplice, ma significativo, per ricordare che la lotta alla mafia non si fa solo nei tribunali, ma anche nelle piazze, nelle scuole e nei luoghi della comunità.

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