Legambiente: pochi sforamenti nel 2025, ma con i limiti europei del 2030 il Polesine rischia di restare fuorilegge

ROVIGO – Rovigo e la sua provincia restano sotto osservazione nel nuovo rapporto “Mal’Aria di città 2026” pubblicato da Legambiente, che fotografa la qualità dell’aria nei capoluoghi italiani e veneti.

Il bilancio del 2025 mostra segnali di miglioramento, ma non abbastanza da far stare tranquilli: Rovigo è ancora tra le città venete che superano i limiti di PM10, insieme a Verona e Venezia.

Secondo i dati raccolti dalle centraline Arpav, infatti, Rovigo ha registrato 37 giorni di sforamento del limite giornaliero di PM10, oltre la soglia massima consentita di 35 giorni annui. Un dato che colloca il capoluogo polesano tra i casi più critici della regione.

Veneto: miglioramenti, ma la Pianura Padana resta fragile

Nel complesso, il 2025 viene definito da Legambiente come uno degli anni più positivi degli ultimi tempi: in Veneto solo tre città hanno superato i limiti di legge per il PM10.

La classifica regionale vede:

  • Verona con 49 sforamenti
  • Rovigo con 37
  • Venezia con 36

Padova, Treviso e Vicenza rientrano invece nei limiti per la prima volta da oltre vent’anni.

Un segnale incoraggiante, ma che non basta: Rovigo resta dentro la fascia più esposta, quella del bacino padano, dove la qualità dell’aria continua a essere un problema strutturale.

Il nodo del 2030: nuovi limiti europei più severi

Il rapporto avverte che la situazione cambierà radicalmente con l’entrata in vigore, dal 2030, dei nuovi standard europei:

  • PM10 massimo 20 µg/m³
  • PM2.5 massimo 10 µg/m³
  • NO2 massimo 20 µg/m³

Se questi limiti fossero applicati oggi, la maggioranza delle città italiane risulterebbe già fuorilegge: il 53% per il PM10 e addirittura il 73% per il PM2.5.

Per Rovigo il dato più preoccupante riguarda proprio il PM2.5: secondo Legambiente servirebbe una riduzione del 53% per rientrare nei parametri futuri.

Rovigo e il Polesine: territorio fragile e rischio sanitario

Nel Polesine l’inquinamento atmosferico si intreccia con un contesto già delicato: territorio basso, agricoltura intensiva, traffico pesante e riscaldamenti domestici ancora legati a fonti inquinanti.

Legambiente ricorda che il miglioramento registrato nel 2025 è anche frutto di condizioni meteo favorevoli, non di politiche strutturali risolutive.

Il presidente regionale Luigi Lazzaro chiede interventi su più fronti: trasporto pubblico, riduzione delle biomasse legnose, innovazione agricola e controlli più efficaci sulle emissioni.

La richiesta: un nuovo Piano regionale per l’aria

L’associazione ambientalista rilancia la necessità di un nuovo Piano regionale Aria, capace di accompagnare il Veneto verso gli obiettivi del 2030 e oltre, puntando a livelli compatibili con le indicazioni dell’Organizzazione Mondiale della Sanità.

Per Rovigo e provincia, la sfida è chiara: uscire dalla zona grigia della Pianura Padana e accelerare la transizione verso mobilità sostenibile, riscaldamento pulito e riduzione delle emissioni agricole e industriali.

Perché respirare meglio non dovrebbe essere un lusso. Anche se, a giudicare dai numeri, continuiamo a trattarlo come tale.

One Comment
  1. una volta dal compianto enzo tortora uno per eliminare le nebbie proponeva di abbattere un monte..a quando qualche Gretino,.verde,arcobaleno,animalista proporra’ di abbattere i colli,sia euganei che vicentini??

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