ROVIGO – Il maltempo presenta un conto pesantissimo all’agricoltura polesana. Le violente grandinate che si sono abbattute nei giorni scorsi hanno provocato danni stimati in almeno un milione di euro, una cifra che, secondo le prime valutazioni di Cia Rovigo, è destinata ad aumentare con il completamento delle ricognizioni sul territorio.
Le colture maggiormente colpite si trovano nella fascia che va da Lendinara fino al Delta del Po, attraversando Villanova del Ghebbo, Costa, Fratta Polesine, Villamarzana, Adria e Rosolina. Qui la produzione di pesche, pere, angurie, meloni e albicocche è stata quasi completamente azzerata, mentre una parte consistente dei raccolti di mais e soia è andata perduta.
“Si tratta dell’ennesimo disastro – commenta il presidente di Cia Rovigo, Erri Faccini –. Ormai portare avanti un’impresa agricola è diventata un’operazione di resistenza”.
Per Erri Faccini, il territorio polesano si trova ormai a fare i conti con una situazione sempre più critica, determinata dagli effetti dei cambiamenti climatici. “Tutto il nostro territorio si trova in una situazione di estrema difficoltà a motivo dei mutamenti climatici. Peraltro, il Polesine viene puntualmente bastonato da eventi meteo avversi, oltre che dalla siccità e dalla risalita del cuneo salino”.
Alle difficoltà provocate dal clima si aggiungono anche quelle economiche, con il continuo aumento dei costi dell’energia elettrica e delle materie prime. “Gli imprenditori agricoli sono stanchi ed esasperati. Alle Istituzioni chiediamo un sostegno concreto”. Un aiuto che, sottolinea il presidente di Cia Rovigo, non deve limitarsi ai soli rimborsi dei danni.
“L’obiettivo – spiega – è mettere a terra interventi che consentano agli agricoltori di proseguire le proprie attività. Oggi, infatti, capita sempre più spesso che le spese di produzione superino i margini di guadagno”. Per questo motivo, Erri Faccini sollecita gli enti competenti ad adottare “norme in grado di garantire un equo reddito agli agricoltori, che sono i primi custodi del territorio”.
A preoccupare il comparto agricolo è anche la persistente emergenza siccità. Le precipitazioni degli ultimi giorni, infatti, non sarebbero sufficienti a invertire la rotta. Le stime parlano di una perdita generalizzata dei raccolti, con punte che potrebbero raggiungere il 90% per il mais.
“Stiamo vivendo la stessa situazione di quattro anni fa – aggiunge Erri Faccini –. Non saranno le precipitazioni degli ultimi giorni a salvare le colture”.
Il presidente di Cia Rovigo evidenzia inoltre il ruolo strategico svolto dai Consorzi di bonifica e da Anbi Veneto, impegnati quotidianamente nella gestione della risorsa idrica. Tuttavia, avverte, non è più sufficiente rincorrere le emergenze.
“Bisogna programmare interventi preventivi e strutturali, per evitare di trovarsi nuovamente senza acqua a disposizione del settore agricolo”. Una sfida che, secondo Erri Faccini, richiede un lavoro condiviso tra Anbi, Regione Veneto e organizzazioni agricole.
“Siamo chiamati a fare squadra – conclude – per raggiungere un obiettivo comune, ovvero la salvaguardia del settore primario. Queste situazioni rappresentano ormai la nuova normalità e, proprio per questo, in futuro non dobbiamo farci trovare impreparati ed esposti”.









