L'ex primario di Dermatologia dell'Ulss 5 Polesana critica il provvedimento in vigore dal 27 giugno: «Buone intenzioni, ma nessun obbligo concreto e nessuna risorsa aggiuntiva»

ROVIGO – La nuova legge nazionale dedicata alla prevenzione e alla diagnosi precoce del melanoma entra in vigore il 27 giugno, ma per Francesco Gennaro, segretario del circolo Pd di Rovigo ed ex primario di Dermatologia dell’Ulss 5 Polesana, il provvedimento rischia di rimanere una dichiarazione d’intenti priva di strumenti concreti.

La legge, pubblicata in Gazzetta Ufficiale, istituisce il primo sabato di maggio come Giornata nazionale per la prevenzione del melanoma, affida al Ministero della Salute la promozione di campagne informative, introduce l’obbligo del consenso informato nei centri tatuaggi e consente a Regioni e Aziende sanitarie di promuovere campagne di screening rivolte alle categorie maggiormente a rischio.

Secondo Gennaro, tuttavia, il limite principale del testo è rappresentato dall’assenza di risorse dedicate. «La legge si conclude con la classica clausola di invarianza finanziaria – osserva – stabilendo che non dovranno derivare nuovi oneri per la finanza pubblica. Questo significa che scuole, Comuni e Aziende sanitarie dovranno fare tutto con il personale e i fondi già disponibili».

L’ex direttore della Dermatologia dell’Ulss 5 evidenzia come l’unica vera novità normativa sia il consenso informato per chi si sottopone a un tatuaggio, mentre tutte le altre disposizioni restano semplici possibilità affidate alla volontà delle amministrazioni.

«Il mese della prevenzione del melanoma esiste già da anni in Veneto – sottolinea – con campagne di screening che vengono svolte fuori dalle liste d’attesa. Il problema è che mancano dermatologi sufficienti persino per garantire le visite ordinarie, figuriamoci per ampliare le attività senza nuovi investimenti».

Gennaro richiama anche una recente vicenda che ha coinvolto la Regione Veneto sulla prescrizione delle visite dermatologiche per il controllo dei nei. «Prima è stato escluso dai Lea il quesito diagnostico “mappatura dei nevi”, impedendo ai medici di famiglia di prescriverlo. Successivamente si è suggerito di utilizzare la dicitura “controllo nevi” per aggirare il problema. Un comportamento che considero furbesco e ipocrita».

Pur riconoscendo la validità dell’obiettivo di sensibilizzare la popolazione sui rischi del melanoma, il segretario del Pd rodigino ritiene che senza specialisti aggiuntivi e finanziamenti specifici il provvedimento sia destinato a produrre effetti limitati.

«Bella l’intenzione e lodevole il desiderio del legislatore di promuovere la prevenzione – conclude Gennaro – ma senza personale e senza fondi tutto continuerà a poggiare sulla disponibilità dei singoli professionisti che già oggi svolgono attività di screening in extraorario. Una legge così formulata non era necessaria e rischia di essere soprattutto propaganda».

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Ultime notizie

Ultime notizie