La città in mischia potrà salutare per l’ultima volta Pietro Reale, campione d’Italia con il Rovigo, mercoledì 7 dicembre alle 11 in Duomo 

ROVIGO – Pietro Reale, per gli amici “Piero”, era molto di più di un giocatore di rugby nella città in mischia più ovale d’Italia. Per il celebre telecronista Rai Paolo Rosi era “L’architetto”, lo sottolineava spesso, perchè in uno sport al limite del dilettantismo, e negli anni 80’ lo era, avere una laurea in tasca era un discreto vantaggio per il futuro. 

Uno sport che non garantiva guadagni faraonici, e neppure ora, se non si è nel cerchio magico della franchigie federali o nei campionati esteri che contano. Due scudetti vinti da autentico protagonista negli anni d’oro di Naas Botha, Tito Lupini (recentemente scomparso per Covid-19) e Gert Smal, era il Rovigo che riempiva gli stadi con i polesani purosangue Bordon, Ravanelli, Brunello, Moscardi, Brizzante, Osti e Prearo, solo per citarne alcuni. Leggendario il titolo del Flaminio di Roma, un treno speciale partì da Rovigo per sostenere i Bersaglieri, era il 1988.

Pietro Reale sfruttava la sua altezze in touche, ma era anche un giocatore carismatico. Nel 1990 il secondo titolo italiano lo ha alzato da capitano nello stadio di Brescia, poi Rovigo ha dovuto attendere la finale del Plebiscito del 2021 per vedere un altro capitano rodigino alzare il trofeo in cielo (con Matteo Ferro, mentre nello scudetto del 2016 il capitano era Jacques Momberg). 7 partite in Nazionale, ma potevano essere molte di più, all’epoca non c’erano così tanti incontri internazionali come adesso. L’Italia il Sei Nazioni lo guardava in televisione, tanto per capirci.

Pietro Reale in un leggendario derby contro il Petrarca Padova (foto Donzelli)

Un uomo mai banale. Rossoblù purosangue fino al midollo, diceva sempre quello che pensava a muso duro, soprattutto ai cronisti. Quando lo incontravi da Franchin, in piazza Vittorio Emanuele II, nel cuore della città in mischia, dopo il “ciao” si parlava solo di rugby. Nel 2013 era rientrato anche in società assumendo l’incarico della direzione sportiva, una sorta di chioccia per Pippo Frati ed Andrea De Rossi nuovi tecnici della FemiCz Rovigo. Due le finali perse, quella dei veleni nel 2014 a Calvisano, la seconda in casa nel 2015 al Battaglini, in mezzo anche una Coppa Italia contro le Fiamme oro. Reale lasciò difendendo a spada tratta coach Frati (alle esequie ci sarà anche lui). Qualche mese più tardi la FemiCz Rovigo vinse lo scudetto, un quarto di secolo dopo quello di Brescia.

La famiglia Reale è da sempre vicina alla Rugby Rovigo e alla Monti. Il fratello Paolo, ex giocatore, è socio di entrambe le società, la Mario Reale srl, l’azienda di famiglia, è una storica impresa di costruzioni che opera in città e in Polesine da decenni, con commesse anche fuori Regione. 

Nelle ultime ore numerosi i messaggi via social di ex giocatori, dirigenti, allenatori che a Rovigo lo hanno conosciuto. Immediati i messaggi di cordoglio della Federazione Italiana Rugby con il presidente Marzio Innocenti, Rugby Rovigo Delta, Monti Junior Rovigo, Rugby Badia, Rugby Villadose e molte altre.

Il Presidente del Panathlon Club Rovigo Gianpaolo Milan con il suo Vice Lello Salvan, assieme a tutto il Direttivo ed i soci del sodalizio, esprimono ai familiari ed alla grande famiglia del rugby rodigino le più sentite condoglianze per la improvvisa perdita dell’amico Pietro Reale, indimenticato campione della Rugby Rovigo e stimato professionista in città. Il ricordo di tutto il Panathlon va alle tante occasioni in cui Pietro è stato gradito ospite delle iniziative del Club. 

Sabato 3 dicembre Pietro Reale è improvvisamente scomparso a soli 59 anni (LEGGI ARTICOLO). Lascia la moglie Sara e due magnifici figli, uno lavora nel settore del turismo e l’altra lavora come modella tra Los Angeles e Milano. Mercoledì 7 dicembre alle 11, in Duomo, l’ultimo saluto al rossoblù Pietro Reale.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Ultime notizie

Ultime notizie