CORBOLA – “Credo che il senso di questo consiglio comunale aperto stia nello stimolare un dibattito che, per essere costruttivo, ha bisogno di consapevolezza riguardo alle problematiche che oggi stiamo affrontando e che sono solo avvisaglie di cambiamenti già in atto. Lo ha ribadito anche la Presidente del Senato l’onorevole Maria Elisabetta Alberti Casellati in visita la settimana scorsa nel Polesine”. Così il sindaco di Corbola, Michele Domeneghetti dopo il consiglio comunale aperto di Porto Tolle sul tema siccità.
“Consapevolezza che il mondo scientifico ha già ma che tarda a concretizzarsi nel mondo delle associazioni di categoria e nel mondo politico.
Nonostante le chiare avvisaglie tendiamo a “girarci intorno” con il timore di creare allarmismo e spaventare l’opinione pubblica”.
Proseguendo: “Mi fa piacere che siano presenti i molti rappresentanti delle associazioni di categoria, i rappresentanti politici provinciali e regionali perché il senso di “fare squadra” da molti citato, significa dare a tutti una stessa visione strategica per rispondere ad una stessa realtà.
Oggi ci troviamo di fronte a tre scenari e che sottendono a tre fondamentali obbiettivi: il primo scenario è a breve termine e ci vede impegnati nel risolvere il problema contingente della scarsità di acqua, il rilascio di acqua dai bacini alpini, il costo dell’energia, la potabilizzazione e l’irrigazione”.
Aggiungendo poi: “Misure che hanno lo scopo di tamponare ed aiutare il sistema socioeconomico attuale. Un secondo obbiettivo, a medio e lungo termine, è risolvere le problematiche ambientali (irrigazione e potabilizzazione) in maniera sistematica con infrastrutture capaci di contrastare il cuneo salino ad esempio la barriera antisale ipotizzate dal Consorzio di Bonifica.
Ciò permetterebbe al territorio di prendere tempo ed improntare con maggior consapevolezza e perizia la strategia a lungo termine improntata sulla protezione attraverso la trasformazione ambientale e l’adattamento di un comparto economico/produttivo”.
Concludendo: “La nostra vocazione agricola, iniziata e pianificata dai Veneziani, sta per essere modificata da fenomeno ambientale legati alla subsidenza e all’eustatismo marino (innalzamento del livello del mare).
Il cuneo salino di per sé non è il problema è una conseguenza dei fenomeni sopraccitati dovuti al cambiamento climatico e ad azioni antropiche dirette tuttora in atto.
Le difficoltà economiche nel mantenere un comparto agricolo fa capire quanto il nostro territorio tenda a non essere più così vocato all’agricoltura tradizionale, e ci imponga riflessioni sul come trasformare non solo il primario ma tutta la filiera produttiva legata ad esso, ma soprattutto come dominare le idee di sviluppo in relazione alla mitigazione e adattamento alle incombenze climatiche.
Se fra una ventina di anni parleremo ancora di cuneo salino molto probabilmente sarà solo il male minore.
Nonostante tutto le enormi potenzialità del territorio sono sotto gli occhi di tutti.
La riflessione con le associazioni di categoria, di tutti i comparti, rimane fondamentale ed auspicabile. Il futuro ci imporrà scelte coraggiose e anche l’inerzia sarà un costo”.
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