Giornata della Memoria, 27 gennaio 2023, le parole del Prefetto di Rovigo Clemente Di Nuzzo 

ROVIGO – In occasione della Giornata della Memoria, il Prefetto di Rovigo Clemente Di Nuzzo nel suo intervento dinanzi agli studenti e alle Autorità provinciali, ed in presenza del Rabbino Capo della Comunità Ebraica di Padova,  ha inteso richiamare  l’attenzione sul valore della memoria, non quale esercizio doveroso di un ricordo fine a sè stesso, ma quale spunto per una “riflessione sul presente e una proiezione nel futuro dei messaggi che ci vengono dalla storia, che scuota dall’indifferenza e dall’assuefazione ad un ricordo, seppur sentito, ma non pienamente partecipato”.

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In particolare il Prefetto ha ricordato le recenti parole della Senatrice Liliana Segre, che ha messo in guardia contro i rischi dell’assuefazione ad una ricorrenza, che rischia di alimentare un ricordo stereotipato e sempre meno consapevole dello sterminio del popolo ebraico perpetrato dai regimi nazi-fascisti. 

“Per chi, come noi vive in un sistema democratico e pluralista, è facile sentirsi rassicurato sull’impossibilità del ripetersi degli abomini del passato” ha evidenziato il Prefetto.

“Tuttavia non si può dimenticare che il nazismo, pur già responsabile di violenze, uccisioni ed intimidazioni, giunse al potere in Germania tramite legittime elezioni, nell’ambito della Costituzione democratica della Repubblica di Weimar, e che le prime violenze antiebraiche furono perpetrate nell’indifferenza della quasi totalità dell’opinione pubblica, come poi accadde anche nel nostro Paese, dopo le leggi razziali.

Ciò fu possibile perché, attraverso un abile uso di tutti gli strumenti propagandistici allora disponibili, si costruì pervicacemente nell’opinione pubblica l’idea che gli ebrei fossero il nemico pubblico da combattere, perché surrettiziamente tramava per l’impoverimento economico e il declino delle nazioni in cui viveva.

Ed oltre alla propaganda politica scese in campo il mondo scientifico asservito al potere, che affermò infondate teorie sulla inferiorità biologica degli ebrei, per cui la perdurante commistione con gli ariani, avrebbe finito per indebolire i caratteri genetici di quest’ultima”.  A tal proposito il Prefetto ha ricordato il manifesto della razza, firmato da autorevoli scienziati ed accademici italiani dell’epoca, pubblicato il 15 luglio 1938, che fornì “la base culturale e scientifica delle leggi razziali varate dal regime fascista nel 1938, che ancora oggi suscitano un senso di orrore e vergogna”.

“Nacque così un impianto normativo-amministrativo, supportato dalla scienza e dalla tecnica, che progressivamente aprì la strada allo sterminio del popolo ebraico, secondo un progetto analiticamente eseguito come fosse un processo meccanico.” 

“E’questo elemento – ha ricordato il Prefetto – che distingue lo sterminio degli ebrei da ogni altra forma di violenza di massa che purtroppo la storia ci ha tramandato”

Su queste premesse, il Prefetto ha ribadito che le ampie libertà di cui godiamo e l’ampio accesso alle informazioni che le nuove tecnologie ci offrono, non devono indurci a pensare di essere al sicuro dal rischio del ripetersi degli orrori del passato. “Al contrario, sia come individui, che come appartenenti ai corpi sociali propri degli stati democratici, deve essere costante la vigilanza nel cogliere quei segnali d’allarme sui quali le ricorrenze come la Giornata della Memoria intendono tenere viva l’attenzione, contro ogni forma di indifferenza e di assuefazione”.

Celebrare il Giorno della Memoria – ha concluso il Prefetto – assume pertanto un duplice significato:

“ricordare, in modo consapevole e partecipato i milioni di ebrei che hanno perso la vita o l’hanno avuta segnata per sempre dall’odio instillato dai regimi nazista e fascista.

-ribadire il nostro NO contro la cultura dell’odio che alimenta ancora oggi conflitti e violenze contro popoli e collettività. Un NO che deve alimentarsi nella diffusione, soprattutto nelle scuole e in tutti gli ambiti di socialità, della cultura del dialogo e della tolleranza, quella cultura che si alimenta del valore che viene riconosciuto alle idee di chi vede il mondo diversamente da noi  – per condividere tali idee  o anche per avversarle –  ma sempre nella convinzione del rispetto verso l’altro. 

Una cultura, con forti radici nella nostra Costituzione nata dalla Resistenza, che propugna la pari dignità sociale degli individui e che rifiuta ogni forma di discriminazione basata su qualsivoglia pregiudizio”.

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