VENEZIA – L’agricoltura veneta chiede di continuare ad avere un ruolo centrale nelle politiche dell’Unione Europea. È questo il messaggio lanciato da Cia Veneto in vista della definizione della nuova Politica agricola comune (Pac) 2028-2034, attualmente in discussione al Parlamento Europeo. L’obiettivo è salvaguardare un settore che nella regione conta 67 mila imprese agricole e genera un fatturato complessivo di circa 8 miliardi di euro all’anno.
Il tema è stato approfondito anche durante un incontro svoltosi nei giorni scorsi all’Hotel Crowne Plaza di Padova, al quale ha preso parte anche l’assessore regionale all’Agricoltura Dario Bond.
«Intendiamo dare il nostro fattivo contributo, mediante le nostre associazioni, nell’ambito della consultazione del tavolo di partenariato con la Regione Veneto – sottolinea il presidente di Cia Veneto, Giorgio Puppin –. La Regione ha già fatto sapere che terrà conto delle istanze provenienti dal mondo agricolo. Solo facendo squadra saremo in grado di raggiungere un obiettivo fondamentale: garantire la sostenibilità economica delle nostre aziende agricole e, di conseguenza, valorizzare il territorio veneto».

Per l’organizzazione agricola, la nuova Pac dovrà continuare a riconoscere il ruolo strategico dell’agricoltura, non soltanto dal punto di vista economico, ma anche per la tutela del paesaggio, la prevenzione del dissesto idrogeologico e il mantenimento della vitalità delle comunità locali.
Uno dei principali elementi di preoccupazione riguarda l’ipotesi che la futura Politica agricola comune possa perdere la propria autonomia politica, finanziaria e normativa, confluendo in un fondo europeo unico e multisettoriale.
«Sarebbe un errore strategico – evidenzia Giorgio Puppin –. Gli agricoltori non possono garantire cibo, sostenibilità ambientale e presidio del territorio se continuano a diminuire le risorse destinate al settore».
Per Cia Veneto è quindi indispensabile che l’Unione Europea mantenga un bilancio specifico, autonomo e vincolato all’agricoltura, evitando che le risorse possano essere ridimensionate o destinate ad altre priorità.
«Oggi l’Europa deve scegliere se considerare l’agricoltura un settore strategico oppure una semplice voce residuale di bilancio. Senza una Pac forte e realmente comune aumenteranno le disparità tra gli Stati membri, si indebolirà il mercato unico e verrà compromessa la competitività delle nostre imprese», ribadisce il presidente di Cia Veneto.
Tra le richieste avanzate dalla Confederazione vi è anche quella di destinare gli aiuti prioritariamente agli agricoltori attivi, cioè a chi produce reddito e vive concretamente di agricoltura, valorizzando il lavoro delle imprese piuttosto che il semplice possesso dei terreni.
L’associazione esprime inoltre forte contrarietà all’ipotesi di escludere automaticamente dai pagamenti diretti gli agricoltori in età pensionabile a partire dal 2032.
Ampio spazio è dedicato anche al ricambio generazionale, considerato decisivo per il futuro del comparto. Secondo Cia Veneto, i giovani devono poter accedere più facilmente alla professione agricola, con strumenti che favoriscano l’insediamento di nuove imprese e il passaggio delle aziende tra le diverse generazioni.
Infine, la Confederazione auspica che il settore primario possa beneficiare pienamente delle opportunità offerte dal Fondo europeo per la competitività, così da sostenere investimenti in ricerca, innovazione e sviluppo.
«Non è accettabile che l’agricoltura resti ai margini dei grandi strumenti europei dedicati alla competitività. Le filiere agroalimentari devono poter competere ad armi pari con tutti gli altri settori economici», conclude Giorgio Puppin.
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