Una spedizione punitiva nel cuore di Rovigo, maturata in un contesto di tensioni legate allo spaccio, culminò nella morte del 22enne tunisino. 

ROVIGO – Un’indagine definita dalla Procura della Repubblica “complessa e articolata”, affidata alla Squadra Mobile della Questura di Rovigo, ha portato all’apertura del processo per l’omicidio di Amine Gara, il giovane tunisino di 22 anni ucciso la notte del 19 luglio scorso.

L’attività investigativa, coordinata dall’ufficio requirente e condotta dagli uomini della Mobile guidati dal commissario capo Marica Bozzelli, ha ricostruito i contorni di quella che viene descritta come una vera e propria spedizione punitiva.

Il procedimento prenderà ufficialmente il via il 29 aprile alle 9.30, davanti alla Corte d’Assise del Tribunale di Rovigo, per un fatto di sangue che ha profondamente scosso la città.

I fatti nel parco Matteotti

L’aggressione mortale avvenne poco prima della mezzanotte, nel parco pubblico alle spalle del monumento a Giacomo Matteotti, in pieno centro. Secondo la ricostruzione degli inquirenti, il raid sarebbe stato la conseguenza di un episodio accaduto due giorni prima, il 17 luglio.

In quella circostanza, la vittima, Amine Gara, avrebbe colpito con una bottiglia M. Q. T., cittadino pakistano, causandogli ferite giudicate guaribili in dieci giorni. Da lì l’escalation culminata nel delitto.

Alla sbarra sette giovani pakistani

Sono sette gli imputati, tutti di nazionalità pakistana. La Procura rodigina ritiene che l’omicidio sia maturato all’interno di un conflitto tra gruppi rivali, composto da pakistani da una parte e da tunisini e albanesi dall’altra.

Alla base dei contrasti, secondo quanto accertato dalle forze dell’ordine, vi sarebbero state contese per il controllo delle piazze di spaccio in città.

L’accusa più grave è contestata ad A. H., 29 anni, chiamato a rispondere di omicidio premeditato: avrebbe colpito Amine Gara al torace con il collo di una bottiglia rotta, provocandogli un’emorragia risultata fatale.

Per concorso nel reato sono imputati anche M. Q. T. (32), S. R. (26), M. S. (28), M. Z. Y.(21), A. A. (30) e T. U. R. (26).

Nei loro confronti vengono inoltre contestati il tentato omicidio di un altro cittadino tunisino, Mohamed Fatnassi, 30 anni, e la rissa scaturita dall’aggressione del 17 luglio, alla quale avrebbero preso parte anche altri tre nordafricani.

Per quest’ultimo filone, l’udienza filtro è stata fissata al 26 febbraio.

Da questi gravi fatti di cronaca scaturì anche la zona rossa, che a Rovigo è durata diversi mesi (LEGGI ARTICOLO) con controlli serrati, soprattutto in orari notturni.

Tre accoltellamenti, un omicidio dopo una gigantesca rissa a bottigliate (LEGGI ARTICOLO), frutto di una vendetta per una precedente aggressione di due giorni prima. (LEGGI ARTICOLO)Una faida tra tunisini e pakistani, purtroppo c’è scappato il morto. Senza dimenticare il doppio stupro alla stazione ferroviaria di Rovigo (LEGGI ARTICOLO). 

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