BADIA POLESINE (Rovigo) – Ospite del 39° Festival dei Popoli a Salvaterra, lunedì 11 luglio, Alfredo Luis Somoza ha tenuto una conversazione su “L’illusione del mondo aperto”. Il celebre giornalista argentino si è prodotto in un’analisi sull’illusione di un mondo globalizzato in un’unica tribù, alimentata dalla falsa percezione fornita dai social. Una realtà virtuale smentita dall’attualità che invece racconta un mondo sempre più chiuso. Ventidue sono i muri esistenti “fisici” eretti in varie parti del pianeta “…ma i muri sono solo la rappresentazione estrema della progressiva chiusura culturale in atto” ha spiegato Somoza. La guerra in Ucraina, fra l’altro, non ha provocato solo disastri umanitari ma ha messo in un angolo le tematiche climatiche e ambientali.
Gli investimenti necessari per mitigare le emissioni di CO2 e favorire la transizione energetica sono improvvisamente dirottati per pagare il rincaro dell’energia fossile e per sostenere la corsa al riarmo, mentre si sta profilando un’emergenza alimentare biblica. Brutalmente la continuità temporale tra la pandemia e la guerra alle porte dell’Europa ha definitivamente incrinato la narrazione sul paradigma della globalizzazione, secondo il quale un mondo economicamente interconnesso sarebbe stato un mondo in pace. I carri armati di Mosca, che pure era inserita nello spazio economico europeo come fornitore energetico e agroalimentare e questa guerra, che potremmo definire “antica”, cioè finalizzata a ridefinire confini ed affermare egemonie geopolitiche, impongono una radicale riconsiderazione sul ruolo dell’informazione e della comunicazione.
“Gli algoritmi che ci profilano non servono solo a proporci l’acquisto di qualche prodotto, ma a fornirci un’idea distorta del mondo che ha contagiato anche la grande stampa acritica che si è piegata a ridicola velina della propaganda”. Gli esempi si sprecano ma, come hanno insegnato le vicende di Cambridge Analytica e Steve Bannon, l’utilizzo spregiudicato dei social è potente quanto pericoloso per la democrazia: “Ci crediamo liberi e molti pensano di contare scrivendo sui social ma “uno vale uno”, in assenza di adeguati strumenti e competenze diventa utopistico e pericoloso esponendoci nient’altro che alla profilazione dei media, utili per gli acquisti ma non per la democrazia”.
“Vero è – conviene Somoza – che il mondo odierno è molto più complesso che in passato ma, come diceva Zygmunt Bauman, la nostra è una società liquida e le semplificazioni social sono solo funzionali al potere”.

“Come se ne esce?” Ha chiesto un intervenuto. “Paradossalmente – ha risposto Somoza – proprio aumentando l’uso consapevole dei social, come è successo durante la pandemia, per mettere a nudo le contraddizioni della politica a geometrie variabili”.
Se la speranza è che un mondo così combinato non è l’ideale per il mondo degli affari e per le due potenze globali (Stati Uniti e Cina), è però necessario ridefinire le regole della convivenza. Contro nuovi i muri e le spregiudicate alleanze à la carte (come altro definire le alleanza occidentali con Turchia, Marocco, Venezuela ecc.?), servono aggregazioni politiche costituenti inedite. Qualcosa in questo senso, sta apparendo nei paesi dell’America latina (Cile e Colombia su tutti).
L’Africa invece, sembra scomparsa dai radar e sul continente è calata una sorta di “pax cinese”, qua e là sostenuta da mercenari russi e turchi, utile soltanto a coloro che da quel continente continuano a ricavare profitti. Ma l’esplosione demografica dell’Africa in pochi decenni presenterà il conto ai vecchi e nuovi colonizzatori.
Numerosi e pertinenti gli interventi che hanno confermato l’elevato grado di coinvolgimento dei convenuti.
Ugo Mariano Brasioli


















