Comunicazione o informazione, propaganda o conoscenza?

Liberare il dibattito dai pregiudizi per"Aver cura del Vero" è stato lo scopo del dibattito tra i giornalisti Roberto Reale, Monica Andolfatto e Nicola Chiarini per il Festival dei polidi a Salvaterra di Badia Polesine

BADIA POLESINE (Rovigo) – Roberto Reale, giornalista e docente di linguaggio radiotelevisivo, e Monica Andolfatto, segretaria regionale del Sindacato giornalisti Veneto, hanno presentato al numeroso pubblico affluito nel giardino della Casa della Legalità di Salvaterra il libro “Avere cura del vero”.

Giunto alla seconda edizione, il volume raccoglie l’esperienza maturata nel Corso di Alta Formazione per professionisti della comunicazione, svolto all’Università di Padova. Vi si affrontano, con approccio multidisciplinare, dieci temi legati al mondo dell’informazione in rapporto alle emergenze sanitaria e climatica, alle disuguaglianze, alle discriminazioni e alle ingiustizie.

A moderare l’incontro del 12 luglio, Nicola Chiarini, giornalista e sindacalista per Articolo 21, che ha subito lanciato una riflessione sulla parola chiave della conversazione. “Per la cura del vero, – ha esordito Chiarini – bisogna ritrovare i luoghi del confronto perduto, liberare il dibattito dagli stereotipi e dai pregiudizi econtrastare quel rifluire nel proprio privato che il distanziamento pandemico e i social network favoriscono”. In questi ultimi il confronto poi è solo apparente perché svolto fra persone del tutto simili, con convinzioni polarizzate, spesso basate su fake news, o, viceversa, caratterizzate da polemiche roventi.

Monica Andolfatto ha convenuto sulla tesi rilanciando con una domanda: “Siamo sufficientemente preparati per capire che cosa sta accadendo?” Secondo Andolfatto oggi non è più sufficiente saper scrivere bene e conoscere la deontologia professionale, ma occorrono gli strumenti multidisciplinari per capire la realtà. Mettere insieme le varie competenze e sperimentare un percorso condiviso è stato, infatti, il senso del “Master padovano” al quale hanno partecipato una cinquantina di professionisti.

Come sindacalista Andolfatto ha posto però l’accento sulle criticità del giornalismo attuale, caratterizzato dalla precarizzazione e dalla frantumazione dei diritti. Lo smart working ha accentuato questa dimensione indebolendo le relazioni e la filiera dell’informazione. Per contrastare questa deriva serve ritrovare il confronto. Quanto alle fake news, sono sempre esistite ma poiché sono il principale veicolo delle disuguaglianze e minano la democrazia vanno riconosciute per capire da dove nascono, come perché e da chi siano prodotte.

Introducendo Roberto Reale, Nicola Chiarini ha proposto un’ulteriore riflessione: “Viviamo bombardati in un eterno presente da moltissime informazioni, ma che di fatto producono nessuna informazione”.

Roberto Reale ha risposto conducendo l’uditorio dentro il tragitto culturale e didattico del lavoro editoriale in cui, radiografando lo stato dell’informazione, sostiene che “La cura del vero, è preceduta dalla passione per la giustizia, la libertà e la verità”, ponendo l’accento sull’importanza dell’accuratezza. “C’è bisogno di un’informazione accurata, oggettiva, non superficiale”, sostiene Reale che condivide le considerazioni di Andolfatto sull’incidenza negativa del precariato e, viceversa, sull’importanza del lavorare insieme.

“Contro il rumore mediatico, sfruttato dalle centrali del falso e segnato dai rischi autoritari, vanno attivati in ognuno gli anticorpi della verità però consapevoli, come diceva Albert Einstein, che la ricerca della verità è più preziosa del suo possesso”. Quello che conta è dunque l’atteggiamento e il modo in cui ci poniamo difronte alla notizia.

La differenza fra la comunicazione e l’informazione, infatti, sta nello scopo. La prima appartiene alla pubblicità, alla propaganda, alle veline. L’informazione invece per sua natura crea conoscenza, è inclusiva e descrive la realtà che approfondisce per darle significato, struttura e forma.

L’invito finale di Roberto Reale quindi è stato: “Diffidiamo di chi occupa i talk show e di quelli che pare sappiano tutto ma che in realtà sono solo funzionali ai palinsesti” o, come ha commentato uno del pubblico, “…a chi li paga”. Ecco allora che salvaguardare i diritti essenziali per un’informazione degna di questo nome, diventa imprescindibile per la buona informazione.

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Per fortuna nonostante i bavagli che il potere cerca d’imporre alla stampa, ci sono ancora giornalisti seri e indipendenti. Qualcuno ha anche pagato con la vita (Ilaria Alpi e Miran Hrovatin), altri sono costretti a vivere sotto scorta (sono trenta quelli italiani), ma evidentemente non basta per il Bel Paese che nel 2022 perde 17 posizioni nella classifica mondiale sulla libertà di stampa rispetto all’anno scorso, scendendo così alla 58esima posizione della lista compilata da Reporter sans frontieres, il World Press Freedom Index.

L’Italia entra nel lotto di Paesi caratterizzato da situazioni “molto gravi, difficili o problematiche per chi svolge il lavoro da giornalista”. Un peggioramento dovuto all’aumento del caos informatico e della disinformazione secondo Reporter sans frontieres.

Ugo Mariano Brasioli

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