Nella notte tra il 3 e il 4 luglio decine di cartelli sono comparsi nelle vie della città con i nomi di futuri bambini e le distanze che le famiglie sarebbero costrette a percorrere in caso di chiusura del punto nascite. Un'iniziativa simbolica che riporta al centro dell'attenzione il futuro di un servizio ritenuto essenziale per il territorio

ADRIA (Rovigo) – Una serie di cartelli comparsi nella notte tra il 3 e il 4 luglio ha riportato al centro del dibattito pubblico il futuro del punto nascite di Adria (LEGGI ARTICOLO). L’iniziativa porta la firma dell’associazione Ultima Cultura, che ha scelto una forma di comunicazione simbolica ma di forte impatto per sensibilizzare cittadini e istituzioni su un tema considerato cruciale per l’intero territorio del Delta del Po.

Affissi in diversi punti della città, i cartelli riportano il nome di un bambino o di una bambina accompagnato da un messaggio tanto semplice quanto incisivo: «Ciao, sono… e per nascere dovrò fare decine di chilometri».

L’azione riproduce situazioni simboliche ma realistiche, costruite utilizzando i comuni appartenenti al Distretto 2 dell’ULSS 5 Polesana e le effettive distanze che molte famiglie sarebbero chiamate a percorrere qualora il servizio venisse meno.

Ogni cartello indica un nome, il comune di provenienza e il numero di chilometri che una futura mamma sarebbe costretta a percorrere per raggiungere un altro ospedale in cui partorire. Trenta, trentacinque, trentotto, quaranta, quarantadue, quarantacinque, fino a cinquanta chilometri: cifre che, lette all’interno di una delibera, rischiano di apparire fredde e astratte, ma che assumono un significato completamente diverso quando vengono associate alla storia di una famiglia e al momento della nascita di un figlio.

Attraverso questa iniziativa, Ultima Cultura ha voluto riportare l’attenzione su una questione che riguarda l’intera comunità, utilizzando il linguaggio che da sempre caratterizza l’associazione: azioni simboliche capaci di sorprendere, far riflettere e stimolare il confronto pubblico attraverso immagini e gesti concreti.

Non si tratta della prima iniziativa di questo genere. In passato Ultima Cultura aveva promosso il progetto “Ti Bosco”, assegnando simbolicamente un nome agli alberi destinati all’abbattimento lungo corso Garibaldi per coinvolgere la cittadinanza nella loro tutela. Negli ultimi anni sono inoltre nate iniziative solidali come “Pizza per il Marocco”, la realizzazione dei quadratini contro la violenza sulle donne, incontri dedicati alla salute mentale e numerosi altri progetti culturali e sociali rivolti alla comunità.

L’associazione ritiene fondamentale mantenere alta l’attenzione su una vicenda che, nonostante le recenti dichiarazioni rassicuranti, non può essere considerata definitivamente conclusa.

Ogni cartello affisso durante la notte rappresenta così una domanda rivolta all’intera comunità: quale futuro vogliamo per il nostro territorio? Se per nascere sarà necessario percorrere decine di chilometri, sottolinea l’associazione, non si tratterà soltanto della chiusura di un reparto, ma della perdita di un presidio sanitario essenziale per migliaia di famiglie del Basso Polesine e del Delta del Po.

Con questa campagna Ultima Cultura rivolge un appello a cittadini, amministratori, rappresentanti istituzionali e forze politiche affinché non venga meno l’attenzione sul futuro del punto nascite di Adria. Una questione che, secondo l’associazione, riguarda l’intero territorio e richiede un impegno condiviso per evitare che il Basso Polesine perda un servizio considerato fondamentale per la propria comunità.

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