ROMA – “Il comparto della pesca e dell’acquacoltura non può essere trattato come un settore di serie B”. È questo il senso dell’interrogazione presentata ieri, martedì 3 febbraio, dall’onorevole Nadia Romeo (Partito democratico) in Commissione Agricoltura, rivolta al Ministro dell’agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste.
Nel corso dell’intervento, Romeo ha annunciato che si attiverà anche sull’emergenza legata alla cosiddetta “noce di mare” e che proseguirà il monitoraggio della situazione del granchio blu, fenomeni che stanno mettendo ulteriormente sotto pressione le marinerie italiane.
L’interrogazione nasce dall’allarme lanciato dalle principali associazioni cooperative del settore – Agci Pesca e Acquacoltura, Confcooperative Fedagripesca e Legacoop Agroalimentare – che hanno scritto alla presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen per chiedere che le misure di rafforzamento finanziario previste per l’agricoltura nel quadro finanziario pluriennale 2028-2034 siano estese anche alla pesca e all’acquacoltura.
“Il quadro finanziario del settore continua a presentare criticità rilevanti, tali da compromettere la tenuta economica e sociale di filiere strategiche per molti territori”, sottolinea Romeo. A destare particolare preoccupazione è il drastico ridimensionamento delle risorse europee: per il periodo 2028-2034 i fondi per la pesca professionale scenderebbero da circa 6,1 miliardi a poco più di 3,2 miliardi di euro, con un taglio del 67 per cento.
“Una scelta incomprensibile – afferma la deputata dem – per un comparto che garantisce circa 350 mila occupati diretti e 37 miliardi di euro di fatturato annuo, già colpito negli ultimi anni dal calo produttivo, dall’aumento dei costi e dagli effetti dei cambiamenti climatici”.
Secondo Romeo, senza risorse dedicate a investimenti e innovazione, il rischio è quello di perdere competitività e di aumentare ulteriormente la dipendenza dalle importazioni, che in Italia coprono già circa tre quarti dei consumi ittici. “La confluenza delle misure in un fondo unico rischia di diluire strumenti essenziali per pesca e acquacoltura, compromettendo innovazione e resilienza delle imprese”, avverte.
“Tagliare le risorse in questa fase è una pessima risposta ai sacrifici delle marinerie – conclude Romeo – e rappresenta un colpo mortale a una filiera fondamentale del made in Italy agroalimentare, che conta nel nostro Paese circa 12 mila imbarcazioni e un giro d’affari complessivo di circa 750 milioni di euro”.
Da qui la richiesta al Governo di farsi promotore, anche in sede europea, di un’iniziativa politica chiara: “Chiediamo che l’incremento delle risorse e i meccanismi di flessibilità previsti per l’agricoltura siano estesi su base paritaria anche alla pesca e all’acquacoltura, garantendo al settore strumenti finanziari straordinari per affrontare le crisi globali e le perturbazioni di mercato”.

















