Sabato 31 Maggio presso il “magico” refettorio dell’Abbazia di Santa Maria della Vangadizza, un convegno sulla biodiversità polesana, e la presentazione del vino tratto dal vitigno autoctono Mattarella

BADIA POLESINE (Rovigo) – Come anticipato nell’articolo del 27 maggio scorso (LEGGI ARTICOLO), sabato 31 Maggio presso il “magico” refettorio dell’Abbazia di Santa Maria della Vangadizza, con un convegno sulla biodiversità polesana, Terra della Badia ha presentato “Vangadicia 961”, il vino tratto dal vitigno autoctono Mattarella. 

Per l’occasione, nell’affollata c’erano numerose autorità civili e religiose. In sala, fra gli altri, la consigliera regionale Laura Cestari, gli assessori comunali badiesi Mariagrazia Ragazzini e Cristian Brenzan e ilVice sindaco di Baruchella Andrea Partesani. A ribadire l’importanza strategica delle Pro loco, c’era anche Giovanni Ghisellini (Presidente Unpli Rovigo).


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L’effervescente esordio del presidente del Sodalizio Vangadiciense, Paolo “Giorgio” Aguzzoni che, salutando l’Abate del Pilastrello di Lendinara ha richiamato fra le proprie responsabilità presidenziali l’assunzione di fatto “del titolo di Abate commendatario”, ha dato la stura alla manifestazione.

Sono seguiti i saluti del sindaco Giovanni Rossi, che ha menzionato la dimensione “Polesana” dell’evento e del sindaco di Lendinara (dove ha sede la “Comunità del cibo”) Francesca Zeggio,che ha sottolineato l’importanza del fare rete. La sindaca di Salara Lucia Ghiotti, quale consigliera provinciale alla cultura, ha posto l’accento sull’importanza della sinergia fra le comunità nel far crescere il Polesine. L’assessore regionale Cristiano Corazzari, citando la transpadana ferrarese, ha ricordato le peculiarità di questa terra di confine connotata da una varietà altrove sconosciuta ed ha lodato le associazioni di categoria impegnate nella promozione delle eccellenze polesane.

Il coordinatore dell’evento Luigi Zoppellaro ha spiegato la nascita della “Comunità del cibo” e di come la manifestazione s’inserisca nelle celebrazioni della giornata della biodiversità, promosse dalla Regione. “Abbiamo tre obiettivi principali, – ha ricordato Zoppellaro – e sono: la valorizzazione del vitigno Mattarella con la produzione del vino presentato oggi, il grano San Pastore 14 nato a Badia Polesine e che tutti gli italiani hanno mangiato fra gli anni ’50 e ’70 del secolo scorso, e le patate americane di Valliera che stanno morendo. Fra le attività avviate anche gli alveari del Pilastrello e gli orti didattici e sociali. Stiamo inoltre pensando di riaprire il forno a legna di Papozze ma ci batteremo anche per la difesa della bondola e del salame polesano, che vorremmo inserire nel Registro dei prodotti Agroalimentari tradizionali del Veneto.”.     

Sono intervenuti Massimo Gardiman, rappresentante del (Crea) di Conegliano, che ha affrontato il caso Mattarella, vitigno autoctono citato già nel 1843 nelle zone di Villabona, Crocetta, Salvaterra e Canda e della valorizzazione commerciale di antiche varietà di vite e Aldo Lorenzoni di Graspo che ha parlato dei Vitigni del passato per i vini del futuro. La versatilità e contemporaneità del vitigno Mattarella sono stati esaminati da Francesco Mazzetto, Enologo Agrotecnico e Michele Manca miglior sommelier del Veneto AIS 2022.

Finalmente è stato spiegato il perché del nome “Vangadicia 961”. Luigi Zoppellaro ha chiaritoi vincoli stringenti degli enti regolatori che hanno condizionato la scelta escludendo il toponimo “Vangadizza” e Paolo Aguzzoni che ha spiegato come la scelta della data sia ricaduta su 961, in quanto sia quello della donazione dei re Berengario e Adalberto, per ordine del marchese Ugo di Tuscia, nella quale per la prima volta si si parla di Abbazia Vangadiciense. È seguita una dissertazione sugli straordinari sviluppi dell’Abbazia di Santa Maria della Vangadizza che nel 1001 venne elevata a diocesi col conferimento all’Abate del titolo di Vescovo. 

L’incontro si è concluso nel chiostro abbaziale con un buffet e la degustazione sensoriale del Vangadicia 961, nelle sue tre declinazioni proposte dai pionieri Comini e Succi, assieme ai sommelier dell’Ais della delegazione di Rovigo Stefano e Gabriel, e degli studenti dell’istituto G. Cipriani di Adria.

Ugo Mariano Brasioli

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