Dopo due bocciature e una votazione risicata, l’impianto ottiene l’autorizzazione: ma restano aperti i dubbi su controlli, sicurezza e trasparenza.

ADRIA (Rovigo). Un’ombra di preoccupazione si allunga sul progetto dell’azienda Alchèmia S.r.l. in località Colafonda, Comune di Adria: la Rete dei Comitati Polesani ­– attraverso il suo portavoce Vanni Destro – denuncia ciò che definisce un «equivoco tra attività già in funzione e futuri insediamenti potenzialmente nocivi».

«Nessuno dice di chiudere l’esistente, magari spingere perché diventi più sicuro – spiega Destro –; altro è far riaprire un’azienda chiusa da oltre un decennio, oltretutto con finalità diverse dalla precedente. Di uguale rimane solo il nome».

Autorizzazione con prescrizioni dopo due bocciature

Secondo il comunicato della Rete, l’autorizzazione provinciale rilasciata a Alchèmia è giunta «dopo due bocciature del progetto, cambi di componenti nella Commissione VIA provinciale e con una votazione particolarmente risicata (6 favorevoli, 4 contrari e 1 astenuto)».

Il nodo sottolineato è che, nonostante il via libera, «ci sono promesse da parte dell’azienda che sarà complicato controllare in un’area fragile dal punto di vista ambientale e pure di sicurezza sanitaria».

Il rischio della filiera dei rifiuti e del ruolo del Polesine

Destro richiama anche la questione della provenienza dei materiali da trattare nello stabilimento: «Da ultimo è sempre discutibile come qui da noi arrivino i rifiuti di chi produce e fa ricchezza altrove, come se il Polesine si fosse rassegnato al ruolo di discarica che gli vogliono affibbiare».

Sul tema specifico, ricorda che l’amministratore delegato dell’azienda ha dichiarato che i materiali dovrebbero essere privi di alcuni inquinanti, «PFAS in primis», ma che «la qualità in vista del trattamento sarà in fondo legata al prezzo pagato da chi li conferisce».

Un impianto “vegetativo” con prospettiva incerta

Il comunicato definisce l’insediamento AIA dell’Alchèmia «un malato in coma sul quale si sta facendo accanimento terapeutico per tenerlo vegeto, ma poco vivo in prospettiva futura». Destro avverte: «Mi auguro, in ogni caso, che non ci sia una nuova Coimpo S.p.A. all’orizzonte».

Cosa chiede la Rete dei Comitati Polesani

La Rete dei Comitati richiede che:

  • l’attività esistente venga resa più sicura e controllabile;
  • ogni nuovo insediamento sia sottoposto a piena trasparenza e partecipazione pubblica;
  • vi sia un monitoraggio rigoroso sui materiali conferiti e sulle eventuali emissioni;
  • il territorio del Polesine non venga trattato come “bacino fornitore” di rifiuti provenienti da altri territori.

Contesto e quadro normativo.
La questione dell’impianto di Alchèmia non è nuova: già nel 2021 l’azienda aveva presentato un progetto di economia circolare che prevedeva un investimento di circa dieci milioni di euro per la nascita di un polo industriale ad Adria, su un sito che era stato chiuso dopo il fallimento della precedente Alchèmia Italia S.r.l. nel 2011.
La nuova proposta impianto prevederebbe “stoccaggio e trasformazione di rifiuti speciali, pericolosi e non, e fabbricazione di prodotti chimici organici”.
E ancora, l’autorizzazione per Alchèmia S.r.l. compariva nei documenti della Provincia di Rovigo.

La Rete dei Comitati Polesani con Destro alza il livello del dibattito pubblico sul futuro di Alchèmia ad Adria: l’appello è a un’azione prudente, trasparente e partecipata, affinché il territorio non subisca passivamente scelte che comportano rischi ambientali e di salute.
Il tema ora passa alla politica locale e agli enti preposti: come risponderanno Comune, Provincia e Regione? E quale sarà il ruolo della cittadinanza nel controllo e nella decisione?

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Ultime notizie

Ultime notizie