ROVIGO – La maggioranza del Collegio dei Docenti dell’IIS “Viola-Marchesini” di Rovigo esprime forti perplessità sulla riforma dell’istruzione tecnica promossa dal ministro Giuseppe Valditara e approvata con il Decreto Ministeriale n. 29 del 19 febbraio 2026, la cui entrata in vigore è prevista già dal prossimo 1° settembre.
Secondo gli insegnanti del più grande istituto tecnico della provincia, il nuovo impianto normativo propone una concezione dell’istruzione tecnica orientata prevalentemente alle esigenze del tessuto produttivo locale, rischiando di mettere in secondo piano la formazione di cittadini dotati di autonomia di pensiero e capacità critica.
Nel corso del Collegio Docenti dello scorso maggio, la maggioranza degli insegnanti ha sottoscritto una mozione indirizzata al Ministero dell’Istruzione, all’Ufficio Scolastico Regionale e agli assessori all’Istruzione della Regione Veneto e del Comune di Rovigo. Il documento chiede di rinviare l’avvio della riforma di almeno due anni per consentire un confronto approfondito con le istituzioni scolastiche, gli organi collegiali e le comunità professionali.
L’obiettivo, si legge nella mozione, è quello di permettere una revisione dell’impianto ordinamentale e una valutazione accurata delle ricadute didattiche, organizzative e occupazionali del provvedimento, oltre a garantire il rispetto delle scelte effettuate dalle famiglie al momento delle iscrizioni, basate sull’offerta formativa attualmente in vigore.
Tra gli aspetti maggiormente contestati figura l’immediata applicazione della riforma, ritenuta eccessivamente rapida e priva di un adeguato periodo di transizione. I docenti criticano inoltre una visione dell’istruzione troppo legata alle richieste del sistema produttivo e segnalano una significativa riduzione delle materie di base e di indirizzo.
Particolarmente penalizzata, secondo i firmatari del documento, sarebbe la disciplina di Tecnologie e Tecniche di Rappresentazione Grafica, il cui monte ore subirebbe una consistente riduzione, fino a risultare in alcuni casi quasi marginale all’interno dei percorsi tecnici.
Altrettanto controverso è l’accorpamento di Biologia, Chimica, Fisica e Scienze della Terra nella nuova materia denominata “Scienze Sperimentali”. La riorganizzazione comporterebbe una drastica diminuzione delle ore dedicate alle discipline scientifiche, che passerebbero da 528 a 297 complessive. A destare preoccupazione è anche la previsione di un insegnamento affidato a più docenti chiamati però a esprimere un’unica valutazione finale.
Tra le criticità evidenziate vi è inoltre l’eliminazione dell’ora di Complementi di Matematica al terzo e quarto anno degli indirizzi tecnico-tecnologici, così come la riduzione dell’orario settimanale delle classi quinte da 32 a 30 ore. Una scelta che, secondo gli insegnanti, sottrae tempo prezioso proprio nella fase conclusiva del percorso scolastico, quando si consolidano competenze e conoscenze in vista dell’Esame di Stato.
Non meno rilevante, per il Collegio Docenti, è la diminuzione delle ore dedicate all’Italiano nell’anno della maturità e il cambio di denominazione della disciplina da “Lingua e letteratura italiana” a “Lingua italiana”, considerato un segnale di impoverimento culturale e formativo.
Nel documento si evidenziano inoltre i rischi derivanti dall’ampio ricorso ai cosiddetti “Patti educativi” con le imprese del territorio. Secondo i docenti, una flessibilità eccessiva potrebbe subordinare i percorsi formativi alle esigenze contingenti del mercato, indebolendo la funzione di emancipazione sociale e culturale propria della scuola pubblica. Un collegamento troppo stretto con le realtà produttive locali, sostengono, rischierebbe inoltre di limitare la mobilità geografica e professionale degli studenti in un contesto sempre più globale e interconnesso.
Tra le ulteriori osservazioni critiche figura l’eliminazione del biennio comune, una scelta che potrebbe rendere più difficile correggere orientamenti scolastici effettuati in età molto giovane, aumentando il rischio di dispersione. Preoccupa anche una visione della scuola che, secondo i firmatari della mozione, tende a trasformare il ruolo del docente da mediatore culturale a semplice facilitatore di competenze operative, mettendo in discussione il principio della libertà di insegnamento sancito dalla Costituzione.
Infine, il Collegio Docenti richiama l’attenzione su un ulteriore aspetto ritenuto particolarmente delicato: il possibile impatto occupazionale della riforma, che potrebbe tradursi in una riduzione delle cattedre e dei posti di lavoro all’interno degli istituti tecnici.

















