ROVIGO – Il parco pubblico di via Vincenzo giudice nel quartiere di San Pio X a Rovigo verrà intitolato alla memoria di Pietro Conforto Pavarin, giornalista e poeta, appassionato cultore e cantore della società contadina di Rovigo, dei suoi valori e della sua semplicità essenziale.
La cerimonia si terrà il prossimo 4 ottobre a partire dalle 11 nella stessa via Vincenzo Giudice. Saranno presenti i rappresentanti del mondo associativo e cittadino, il parroco di San Pio X Don Guido Lucchiari eseguirà la benedizione solenne prima della inaugurazione.seguirà la lettura di alcuni versi del poeta e scrittore.
PIETRO CONFORTO PAVARIN
Cantore della cultura contadina e della semplicità polesana. La poesia della ruralità e della quotidianità, di un Polesine ormai lontano ma vivo nei ricordi, che ha nobilitato la civiltà contadina, con la sua semplicità, con il suo radicamento alla terra, grazie ad uno sguardo fatto di amore profondo e di sensibilità innata: Pietro Conforto Pavarin, con la sua poetica, è stato una figura importante nel panorama culturale rodigino, polesano, veneto e anche nazionale, ma la sua attività è andata oltre la scrittura, promuovendo attivamente tutte le forme artistiche locali ed impegnandosi nella scoperta e conservazione di un patrimonio lontano nel tempo e lontano dai riflettori, fatto di saggezza popolare, di riti tramandati per generazioni, di oggetti ormai scomparsi, di semplicità.
Durante il suo percorso ha saputo raccontare in modo semplice la società contadina degli anni ’30 e ’40, ricercando le basi della cultura popolare polesana. Lo ha fatto con una forma tale da riuscire a strappare un sorriso anche quando rappresentava i momenti drammatici della fame e della povertà, superati con sudore e fatica nella speranza certa di un futuro migliore.
Pietro Conforto Pavarin nasce nel 1930 in località “Le Paladine” nel Comune di Rovigo, ultimo di 12 fratelli di una famiglia contadina. Vive la sua infanzia e la sua adolescenza nelle campagne rodigine, che saranno la principale fonte di ispirazione delle sue opere, scritte sia in vernacolo che in lingua italiana, poi raccolte in dodici volumi.
Il 2 giugno 1983 ha ricevuto l’onorificenza di Commendatore al merito della Repubblica per meriti culturali. Con le sue poesie ha ottenuto numerosi riconoscimenti, fra i quali si ricordano la medaglia d’argento al “Premio internazionale T. Campanella” nel 1968, il premio Livio Rizzi, il premio Accademia dei Poeti d’Italia e per due volte il Premio della Cultura della Presidenza del Consiglio dei ministri.
Giornalista pubblicista, ha scritto per le edizioni locali de “Il Resto del Carlino” ed “Il Gazzettino”, su quest’ultimo giornale, in particolare, con una sorta di rubrica fissa di interviste a figure particolari e di racconti di storie polesane. Negli anni ’80 ha condotto diverse trasmissioni nelle radio locali, cimentandosi anche con la televisione, in particolare in una rete locale, Atr, con una rubrica settimanale “Memorie contadine” nella quale alternava momenti di poesia con il dialogo con le persone che telefonavano da casa in diretta per raccontare le storie personali vissute negli anni duri del dopoguerra.
Sposato con Giovanna Cresta, ha avuto cinque figli. È stato dipendente Enel ed ha ricoperto ruoli importanti nel sindacato. Molto credente, cattolico praticante, Pietro Conforto Pavarin organizzò con successo varie iniziative culturali poetiche aperte a tutti presso la chiesa di San Francesco e Giustina ed al Tempio della Rotonda.
Ha portato la poesia nelle scuole, spesso ospite degli istituti scolastici di ogni grado, impegnandosi attivamente anche in attività didattiche, di supporto all’istruzione, cercando sempre di diffondere, attraverso racconti e poesie la cultura polesana. Appassionato e cultore della società contadina, della quale rivendicava le radici, ha sempre avuto occasione di evidenziare la propria fede. Per anni ha girato nelle campagne Polesane alla ricerca di proverbi e detti antichi per realizzare una raccolta che ne raccontasse origine, senso e significato.
Nei primi anni ’80 ha fondato, con il patrocinio del Comune di Rovigo nella piazza Annonaria, il “Circolo artistico rodigino”, uno spazio fisico aperto a tutti i cittadini di Rovigo per permettere loro di esercitare liberamente forme artistiche come la poesia, la scultura e la pittura. In diverse occasioni si è esibito in pubblico recitando accompagnato dallo storico coro del Monte Pasubio. Ha partecipato ed animato alle attività dei “Polesani nel mondo”, girando l’Italia nei circoli di oriundi polesani.
Il suo impegno civile, oltre che culturale, è stato caratterizzato dalle tante iniziative a cui ha partecipato con lo scopo di raccogliere fondi, in modo particolare per la ricerca contro il cancro. Il ricavato della pubblicazione delle sue ultime due opere è stato infatti devoluto a quello.
Le sue opere pubblicate sono: “Le Paladine”, 1966; “Capel de Paia”, 1967; “Giacheta de veludo”, 1968; “Spigoli vivi”, 1968; “Quando i bimbi stanno per dormire”, 1968; “Braghe de tela”, 1969; “Polvere e pane”, 1970; “I 51 nel 70”, 1972; “Zavate”, 1976; “Una stretta di mano”, 1972.
Il nipote Arnaldo Pavarin, scrittore e poeta, presidente onorario e fondatore, insieme ad Antonio Carlizzi, dell’Associazione Renzo Barbujani Onlus attiva in ambito culturale con lo scopo di sostenere e promuovere quanti coltivano la passione per la scrittura, la pittura e la fotografia, ricorda così lo zio, che per anni ha accompagnato in manifestazioni culturali e presentazione di opere.













