E’ successo all’Ipsia di Rovigo in viale Alfieri. Il docente doveva ancora entrare in classe, all’interno sei o sette ragazzi 
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ROVIGO – Erano circa le 8 e 30 del mattino di lunedì 10 febbraio, all’interno di una classe prima dell’Ipsia di Rovigo in viale Alfieri, un ragazzo incappucciato è entrato prima dell’inizio delle lezioni, ed ha spruzzato dello spray al peperoncino. 

Il docente doveva ancora entrare in classe, all’interno sei o sette alunni. Immediata la chiamata alla Questura di Rovigo, la vicenda è ancora da chiarire, le indagini sono affidate alla Polizia di Stato, accorsa sul posto con diverse Volanti.

LEGGI IL DURO COMMENTO DEL SINDACO DI ROVIGO VALERIA CITTADIN

Il responsabile non è ancora stato individuato, non è chiaro se sia un ragazzo dello stesso istituto. Per fortuna non si è reso necessario l’intervento del Suem 118, non risultato feriti.

Parla di “emergenza che ci deve interrogare tutti come comunità educante” il dirigente scolastico del IIS Viola-Marchesini, Francesco Lazzarini (foto qui sopra), in riferimento ai fatti delle ore scorse.

“Ci tengo a precisare che è stata la scuola stessa a convocare le forze dell’ordine e l’ambulanza presso la sede dell’Ipsia di via Alfieri dopo che un ragazzo, prima dell’inizio delle lezioni, avrebbe spruzzato dello spray al peperoncino. Nostro dovere era  verificare l’accaduto e soprattutto accertarci che nessuno degli studenti  che stavano entrando  in classe in quel momento fosse in qualche modo danneggiato. Per fortuna non ci sono stati feriti. Ora toccherà alla Polizia capire”.   Ma se l’episodio di via Alfieri non ha fatto danni, per il dirigente scolastico  resta grave l’emergenza educativa che coinvolge soprattutto gli studenti del primo biennio sia dell’istituto professionale, sia del tecnico. “E’ innegabile:  le difficoltà che stiamo registrando tra i più giovani, nella delicata fase di passaggio dalle medie alle superiori, sono tante, forse troppe. La scuola sta mettendo in campo tutto quello che può, attivando attività di mentoring, di coaching, di supporto psicologico, di formazione dei docenti… ma  la scuola da sola non può risolvere”.

Lazzarini si appella ai Servizi Sociali, al Comune, alle Associazioni educative e agli Enti del Terzo Settore: “Abbiamo la necessità di fare rete, di individuare un referente, di lavorare in modo da sentirci davvero una Comunità educante e non  scogli più o meno capaci di arginare una marea crescente. Segnalo  la difficile situazione di piazzale Cervi,  l’attuale stazione delle corriere, dove sono ormai troppi gli episodi di violenza tra i giovani; auspico  una presenza di presidio continua delle forze dell’ordine, ma anche confido in  interventi educativi  in loco che possano mirare a prevenire  prima che punire”.

“Rispetto al ruolo delle famiglie – aggiunge – la speranza è che siano presenti  nella vita dei loro ragazzi, non solo quando serve sindacare un voto, ma per comprendere che cosa accade dentro il loro gruppo di amici, quali dinamiche  vi siano e per condividere con gli insegnanti quel  percorso di crescita che non è solo scolastico, ma umano e sociale”.

One Comment
  1. non credo sia cosi’ difficile scovare il piccolo delinquente…chissa’ in quanti lo avranno visto in faccia.e cmq,non saranno certi i servizi sociali a risolvere la questione…come finita’?? come è andata a finire quello che ha sparato alla professoressa pallini di gomma!!

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