Presentato il programma della manifestazione del 20 giugno. Politropia Arcigay accusa l'amministrazione di aver colpito il Pride con motivazioni e dichiarazioni ritenute lesive della dignità della comunità LGBTQIA+
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ROVIGO – Più ancora del mancato utilizzo di Piazza Matteotti, a ferire gli organizzatori del primo Rovigo Pride sono state le parole utilizzate dalla sindaca Valeria Cittadin nel corso delle settimane che hanno preceduto la manifestazione. È questo il messaggio emerso con forza durante la conferenza stampa di presentazione dell’evento in programma sabato 20 giugno, nel corso della quale Giorgia Forno, Arianna Spiazzi e Nicola Pizzamiglio hanno illustrato il programma della giornata ma anche risposto alle polemiche che hanno accompagnato l’iniziativa.

Sarà una giornata di rivendicazione dei diritti, inclusione e festa quella del primo Rovigo Pride di sabato 20 giugno. Il ritrovo è previsto alle 16 in Piazzale Cervi, con partenza del corteo alle 17. La parata attraverserà alcuni luoghi simbolici della città, con tappe alla Chiesetta delle Fosse e in Piazza Merlin, per poi raggiungere il centro storico in Corso del Popolo. La conclusione della manifestazione si terrà in Piazza Tienanmen, dove spazio sarà dato alla musica, agli interventi pubblici e alle attività delle associazioni presenti.

Particolare attenzione è stata dedicata all’accessibilità. Gli organizzatori hanno annunciato la presenza di una “zona bianca” durante il corteo, con musica ridotta e spazi più tranquilli per le persone con esigenze particolari, oltre a un’area di decompressione nel Parco delle Due Torri e a uno spazio dedicato ai bambini con attività curate da educatrici professioniste.

Secondo gli organizzatori, la questione non riguarda soltanto il diniego all’utilizzo di Piazza Matteotti come punto conclusivo della manifestazione, ma soprattutto il tono e il contenuto di alcune dichiarazioni pubbliche rilasciate dalla prima cittadina di Rovigo.

«Per me è molto più grave il comportamento che è stato messo in atto dalla giunta e dalla sindaca», ha affermato Nicola Pizzamiglio, presidente di Politropia Arcigay Rovigo, spiegando che ciò che viene contestato non è una semplice divergenza politica, ma il fatto che una figura istituzionale abbia utilizzato espressioni ritenute offensive verso una parte della cittadinanza.

Tra le frasi considerate più lesive dagli organizzatori vi sono in particolare i riferimenti all’evento come una sorta di ritorno «alla giungla» e la definizione di manifestazione «tribale». Parole che, secondo Politropia Arcigay Rovigo, non offendono soltanto la comunità LGBTQIA+, ma richiamano stereotipi giudicati discriminatori e culturalmente inaccettabili.

«Il commento più grave non è quello sul decoro», è stato spiegato durante la conferenza stampa. Se il richiamo al decoro viene considerato una valutazione politica discutibile ma tutto sommato affrontabile nel dibattito pubblico, ben diverso è il giudizio sulle espressioni che evocano immagini colonialiste e razziste. «Qui si offende non solo la nostra comunità, ma anche altre persone e la storia stessa di un movimento che da oltre sessant’anni organizza manifestazioni pacifiche in tutto il mondo», hanno sottolineato gli organizzatori.

Per gli esponenti di Politropia Arcigay la vicenda assume un rilievo ancora maggiore perché le dichiarazioni provengono da chi ricopre un ruolo istituzionale. «Una sindaca dovrebbe rappresentare tutte le persone che vivono in città», hanno ribadito, evidenziando come le parole utilizzate abbiano fatto sentire una parte dei cittadini esclusa e delegittimata.

Anche Arianna Spiazzi è tornata sul tema, collegando il dibattito sul Pride a una questione più ampia di visibilità sociale. Secondo l’attivista, il problema nasce quando le persone LGBTQIA+ scelgono di vivere apertamente la propria identità e la propria affettività. «Quando non facciamo rumore e non siamo visibili non rappresentiamo un problema per nessuno; quando invece decidiamo di esistere nello spazio pubblico diventiamo un problema da osteggiare», ha osservato.

Nonostante le polemiche, gli organizzatori ritengono che proprio quanto accaduto abbia dimostrato la necessità della manifestazione. Nicola Pizzamiglio, presidente di Politropia Arcigay Rovigo, ha ricordato come le discriminazioni verso le persone LGBTQIA+ continuino a essere presenti sia in Italia sia a livello internazionale e come i commenti comparsi sui social locali nelle ultime settimane abbiano confermato l’esistenza di un clima che rende ancora attuale la rivendicazione dei diritti e della piena cittadinanza.

Il presidente di Politropia Arcigay Rovigo ha citato l’assenza di una normativa specifica contro omotransfobia e discorsi d’odio, le difficoltà nei percorsi di affermazione di genere e le questioni ancora aperte riguardanti il riconoscimento delle famiglie omogenitoriali. «Non è una questione di sentirsi discriminati, ma di riconoscere che esistono discriminazioni oggettive», ha affermato.

Il Pride rodigino vedrà inoltre la partecipazione di numerose realtà associative del territorio, dai gruppi impegnati sui diritti civili alle associazioni culturali, ambientaliste, sindacali e del volontariato, oltre al sostegno di alcune forze politiche locali. Tra i temi che saranno affrontati durante la giornata anche la Giornata mondiale del rifugiato, che ricorre proprio il 20 giugno, con interventi dedicati ai diritti delle persone migranti e richiedenti asilo.

Secondo gli organizzatori la partecipazione potrebbe raggiungere le 500 persone. Una stima rivista al rialzo proprio dopo il dibattito pubblico che ha accompagnato l’iniziativa nelle ultime settimane.

Gli organizzatori hanno infine spiegato di non aver ricevuto richieste di confronto diretto da parte dell’amministrazione comunale e di non avere notizia di eventuali contromanifestazioni. Sul fronte della sicurezza hanno riferito che i contatti con la Questura si sono svolti in un clima di piena collaborazione e senza particolari preoccupazioni per l’ordine pubblico.

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