Domenica 23 marzo consegnati i caps ai Bersaglieri che hanno indossato la maglia della prima squadra, in totale sono 729 i rossoblù dal 1935

ROVIGO – Grazie al patron Francesco Zambelli il sogno non solo continua, ma si rinnova sempre di più. Se nell’ultimo terzo di secolo ha sostenuto economicamente la società, dall’estate 2011 di fatto ne ha preso le redini, diventando il presidente più vincente della storia rossoblù. Tre scudetti su 14 sono suoi (2016, 2021 e 2023, una Coppa Italia, l’unica in bacheca). 

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81 campionati nella massima serie senza mai retrocedere per i Bersaglieri, ma è inutile nascondere che la Rugby Rovigo ha conosciuto momenti bui. Ha rischiato anche di lasciare la massima serie, solo una cordata di imprenditori, guidata dal patron Zambelli (omaggiato durante la cerimonia di un mazzo di fiori rossoblù da Fiori d’Aprile), ha salvato la società, riportando Rovigo sul tetto d’Italia 26 anni dopo lo scudetto del 1990. Ricordiamo anche un inizio di preparazione estiva con 15 giocatori contati, ed un mercato fatto in fretta e furia per cercare almeno la salvezza. Rovigo in passato ha sofferto come non mai il passaggio al semi-professionismo, guardando realtà meno nobili salire alla ribalta del rugby nazionale. Potere dei soldi e dei buoni rapporti federali. E’ proprio da questi momenti di difficoltà che la città in mischia ha tirato sempre fuori gli attributi, arrivando fino a questo storico momento.

Domenica 23 marzo apoteosi rossoblù per celebrare i 90 anni di storia con una sontuosa cerimonia al Teatro Sociale di Rovigo. Un numero imprecisato di Bersaglieri, circa 400 quelli che a fine giornata, compresi i giocatori dell’attuale FemiCz Rovigo (e tre ex rossoblù del Petrarca), potranno esibire il cap. 

E’ il simbolo anglosassone di appartenenza a una squadra, un oggetto da custodire con cura. 


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Alcuni rossoblù erano assenti per impegni sportivi, altri purtroppo non sono più tra noi, ricordiamo il capitano Pietro Reale e Tito Lupini, ma lista è tristemente lunga. Altri hanno preferito declinare l’invito, nei 90 anni di storia sportiva può succedere che le strade si dividano con qualche incomprensione.

In totale sono 729 i rossoblù che hanno vestito la maglia dei Bersaglieri, grazie ad mostruoso lavoro di ricerca del giornalista, ed ex rossoblù, Roberto ‘Willy’ Roversi (a cui hanno collaborato Ivan Malfatto, Alberto Gambato, Alberto Guerrini e tutti i fotografi, speriamo di non dimenticarsi qualcuno). L’ultimo in ordine di tempo è Juan Mostert, estremo-apertura sudafricano arrivato prima della chiusura della finestra di mercato.

La prima muta fu regalata negli anni 30 dal Bologna calcio, da qui i colori sociali. All’epoca non c’erano gli sponsor tecnici, i giocatori si accontentano di un panino (se c’era). Al Battaglini un dirigente della società bolognese ha portato una maglia simbolica per celebrare la giornata.

La nascita leggendaria del rugby a Rovigo risale al 22 marzo 1935, anche se i recenti studi condotti da Alberto Guerrini hanno forse messo in dubbio tale data (la prima partita fu disputata il 23 marzo 1930, anche se non era il Rovigo, il pallone in città c’era arrivato LEGGI ARTICOLO). Ma era il giorno della festa, una macchina organizzativa messa in moto dal club manager Andrea Trombini da due anni, la richiesta al Petrarca, rivale sportivo storico dei rossoblù, di celebrare tale data proprio in concomitanza con il derby d’Italia, il numero 181 (il 22 marzo è stato il compleanno dei Bersaglieri). La società padovana va ringraziata per aver onorato questa ricorrenza. 

Sul palco anche Vittorio Munari, storico tecnico del Petrarca nei derby con il Rovigo di Botha e Smal. Si è commosso più volte, trattenendo le lacrime, perchè il derby non è solo rivalità sportiva, ma simbolo di grande amicizia. Ha ricordato il legame tra Antonio Galeazzo e Gert Smal, prima i pugni in campo, poi la grande amicizia ed una festa di compleanno a sorpresa. Proprio Botha ha chiamato Munari per allenare il Resto del Mondo nel 1992 per la partita d’addio “Quando mi ha chiamato pensavo fosse uno dei soli scherzi telefonici della Rovigo ovale (Brizzante docet, ndr), non ci eravamo mai sentiti prima. Invidio il vostro spirito di appartenenza, conservatelo”.

Detto fatto, calendario impostato per celebrare la nascita del rugby a Rovigo. La leggenda narra che il primo pallone fu portato da Davide Lanzoni, studente di medicina di Rovigo, grazie alla ricostruzione di Luciano Ravagnani.

Ad aprire la mattinata Andrea Trombini che ha lanciato un pallone rossoblù come nella leggenda, a condurre la giornalista Daniele Scalia, sul palco interventi della sindaca Valeria Cittadin, il vicesindaco ed assessore allo Sport Andrea Bimbatti, il Prefetto di Rovigo Franca Tancredi, il senatore Bartolomeo Amidei, il presidente della Provincia di Rovigo Enrico Ferrarese, l’assessore regionale allo Sport, Cristiano Corazzari, Dino Ponchio presidente del Coni Veneto, il presidente Fir Andrea Duodo con maglia rossoblù sulle spalle, alla consegna dei caps anche il presidente del Comitato Veneto ovale Vittorio Raccamari. Poi il presidente della FemiCz Rovigo Fracesco Zambelli che ringraziato tutti i Bersaglieri presenti. L’obiettivo è arrivare a 100.

Numerose le autorità, nessuno è voluto mancare, presente anche il Comandante della Compagnia Carabinieri di Rovigo, maggiore Francesco Marino, ed il commissario capo della Polizia di Stato, Graziano Drago.

Sullo sfondo un stadio rinnovato in arrivo, lavori al Battaglini per diversi milioni di euro in partenza dall’estate, dopo il Mondiale U20, la storia continua e non si ferma certo a 90 anni. Prima del pranzo al Salone del Grano una foto che rimarrà nella storia (tra gli applausi degli avventori dei bar Franchin e Molinari), davanti al monumento di Vittorio Emanuele II, poi tutti al derby al Battaglini. Rovigo è la città in mischia, sempre di più.

Giorgio Achilli

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