Rugby e Rovigo. Quale futuro dopo la World cup? Intanto si mette mano al Battaglini

Nel corso della conferenza organizzata dai Lions club Rovigo con i campioni rossoblù che hanno disputato il Mondiale, l’assessore Favaretto ha annunciato il lavori allo stadio

ROVIGO – Una bella domanda, a cui hanno cercato di rispondere nella Sala degli Arazzi a Palazzo Roncale illustri ospiti della palla ovale, invitati dal Lions Club Rovigo lunedì 30 ottobre. L’intervento finale del presidente della FemiCz Rovigo campione d’Italia, è stato applaudito dai presenti, Francesco Zambelli ha toccato punti dolenti di un movimento e di una Fir che spende e incassa molto, ma ottiene pochi risultati. (LEGGI ARTICOLO)

Diversi sono stati gli interventi, tutti guidati con maestri dal giornalista Roberto Roversi che ha saputo trovare un filo comune con tutti gli invitati: Massimo Giovannelli, Stefano Bordon, Carlo Checchinato, Alessandro Moscardi, Eddy Venturi, Enrica Quaglio, Nicola Quaglio, Francesco Zambelli e Ivan Malfatto. Dopo il saluto iniziale del presidente del Lions Club Rovigo Host Ruggero Zambon, è subito intervenuto Mattia Milan, assessore allo sport di Rovigo. “Porto i saluti dell’amministrazione comunale e del sindaco – dice Milan -. Non credo serva sottolineare l’importanza del Rugby nella nostra città. Il Comune sente molto questi aspetti e si è chiesto cosa può fare per valorizzarli, giungendo alla conclusione che vorremmo consegnare gli impianti adatti a questo sport”. Su questo argomento è poi intervenuto Giuseppe Favaretto, assessore comunale ai lavori pubblici. “Il Battaglini è conosciuto a livello nazionale e internazionale – spiega Favaretto -, per questo l’amministrazione ha preso a cuore il fatto che il campo abbia bisogno di restyling. Abbiamo avuto l’idea di partecipare al bando Pnrr e ad altri di natura nazionale e regionale per adeguare il nostro stadio sia a livello di capienza (5000 spettatori garantiti) sia per l’hospitality che richiede spazio adeguato per la squadra ospite e per i propri tifosi. Un altro elemento importante è la palestra: deve esser garantita anche per la squadra ospite. Abbiamo quindi progettato un master plan che richiede importanti risorse. Con la società è stato presentato un progetto per la copertura della Tribuna Est di circa 1 milione e mezzo di euro. Sopra la palestra vorremmo creare una foresteria e dedicare spazio anche all’alloggio del custode, inoltre vorremmo aggiungere una tribuna che riesca ad ospitare 500 spettatori. Si spera di iniziare entro l’anno prossimo”. 

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In seguito è stata data parola all’ex capitano della Nazionale, Massimo Giovannelli che ha analizzato i cambiamenti avvenuti durante il Mondiale. “Rovigo e L’Aquila rappresentano più di tutte il messaggio che il rugby vuole trasmettere – esordisce Giovannelli -. Ogni coppa del Mondo fa vedere dove vuole andare il rugby. Un ruolo importante l’ha avuto il Tmo. Negli anni si è visto un aumento di minutaggio del rugby giocato in partita (almeno 10 minuti in più); un aumento degli impatti fisici e dei punti d’incontro, per non parlare dell’importanza data alla fisicità dei giocatori oltre che una maggiore attenzione alla loro salute. Per questo devono aumentare competenze di staff e giocatori. Le piccole società devono avere maggior accesso alle competenze sia tecniche che mediche. Oggi non sono tante le società strutturate, per cui occorre fare una ricostruzione della struttura della società per affrontare le sfide del futuro”. È poi stata data la parola al giornalista del Gazzettino, Ivan Malfatto che è andato a porre l’attenzione alla rodiginità dei giocatori presenti ai Mondiali spostando il focus sul fatto che sono sempre le stesse squadre che vincono questa competizione: All Blacks, Sudafrica, Australia e Inghilterra, questo sia per la tradizione legata al rugby in questi territori, sia per la fisicità di queste squadre. Si è poi affrontato il concetto di eleggibilità.

Ci sono squadre come l’Argentina che non hanno giocatori eleggibili all’interno – continua Giovannelli -, mentre i nostri competitors (del 6 Nazioni) hanno diversi giocatori eleggibili per chiudere i posti liberi di ruolo perché hanno piani costruiti e da rispettare”. Sicuramente la Rugby World Cup giocata in Francia ha portato con sé successo, fama, turismo. “È stato il mondiale più ricco di sempre – ammette Carlo Checchinato -, la Francia è il paese più forte al mondo dal punto di vista del rugby, aveva 16 stadi ultra moderni pronti ad ospitare il mondiale, l’accesso logistico alle infrastrutture è eccezionale e poi non si può non dire che il rugby non faccia parte della cultura francese. World Rugby sta cercando di organizzare eventi che generino utili, fa crescere chi è più indietro ma tiene in vita chi è più avanti. Difficilmente l’Australia genererà tanto successo come la Francia, poi si andrà negli Stati Uniti. Nelle finestre delle amichevoli di novembre si vuole passare a 4 appuntamenti per coinvolgere più tifosi possibili”. Sono poi stati chiamati a raccontare la propria esperienza i rodigini Enrica Quaglio, che giocò il primo mondiale femminile di rugby nel 1998; Eddy Venturi che giocò la World Cup nel 1991 a Londra; Stefano Bordon che giocò due World Cup, nel 1991 e 1995. “Nel 1979 gli All Blacks giocarono a Rovigo contro l’Italia ed io ero raccattapalle – racconta Bordon -. Lì vidi l’haka per la prima volta e da quel momento nacque il mio sogno di giocare contro quella squadra”. Ha portato la sua esperienza anche Alessandro Moscardi che partecipò ai Mondiali del 1999 che ha evidenziato un aspetto fondamentale, parlando dell’egemonia di alcuni nazioni nella Coppa del Mondo: “Hanno un movimento di base enorme rispetto ad altre realtà”. I numeri fanno emergere la qualità, è una dato di fatto, con pochi eletti non si va da nessuna parte, se la base non spinge verso l’alto non c’è competizione. Memorabile la battuta di Nicola Bibi Quaglio che giocò il Mondiale del 2019, contro gli All Blacks il risultato migliore di sempre “Ci salvò l’uragano”, la partita non si disputò.

Presente in sala anche l’allenatore della mischia rossoblù Davide Giazzon che partecipò ai Mondiali del 2015, tutto lo staff dei Bersaglieri con Lodi, Van Niekerk, il ds Polla Roux, tanti ex giocatori e dirigenti delle squadre polesane. A conclusione della serata il presidente della Rugby Rovigo, Francesco Zambelli si è tolto qualche sassolino (LEGGI ARTICOLO). La serata si è poi spostata al Caffè Borsa dove, per l’occasione, sono state esposte delle fotografie di Enrico Gardellini, importante fotografo rodigino scomparso. 

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