TRECENTA (Rovigo) – L’inaugurazione della nuova vasca parto all’ospedale di Rovigo, alla presenza dei vertici dell’Ulss 5 Polesana, della Regione Veneto e del Comune capoluogo (LEGGI ARTICOLO), riaccende il dibattito sulle condizioni dell’ospedale San Luca di Trecenta e sulla distribuzione dei servizi sanitari nel Polesine.
A intervenire con toni fortemente critici è il Comitato a difesa dell’ospedale di Trecenta, attraverso una nota firmata da Guglielmo Brusco, responsabile sanità di Rifondazione Comunista Polesana, che punta il dito contro il direttore generale Mauro Filippi e contro quella che viene definita una disparità crescente tra Alto Polesine e resto della provincia.
Secondo Brusco, mentre Rovigo continua a beneficiare di investimenti e visibilità istituzionale, il San Luca di Trecenta resta penalizzato da una progressiva riduzione dei servizi essenziali.
“Più di 70mila altopolesani fanno riferimento a un ospedale che dispone soltanto di un Punto di Primo Intervento, mentre in appena 36 chilometri tra Porto Viro, Adria e Rovigo si concentrano ben tre pronto soccorso”, evidenzia il documento.
Il nodo centrale resta proprio l’assenza di un vero pronto soccorso a Trecenta, nonostante il presidio sia classificato come ospedale di zona disagiata.
Brusco richiama inoltre la scheda ospedaliera regionale del 2019, ricordando che per il San Luca erano previsti 132 posti letto ospedalieri e un pronto soccorso, mentre oggi i numeri risultano significativamente inferiori.
“Le schede ospedaliere non possono essere richiamate solo quando fa comodo – sostiene –. Oggi Trecenta dispone di molti meno posti letto rispetto a quanto previsto e continua a perdere centralità sanitaria”. La nota denuncia anche un utilizzo ridotto del Punto di Primo Intervento, interpretato come conseguenza diretta di una progressiva marginalizzazione della struttura.
Nel gennaio 2026, secondo i dati raccolti dal comitato, nelle fasce orarie monitorate il presidio di Trecenta avrebbe registrato numeri drasticamente inferiori rispetto agli altri pronto soccorso provinciali. Per il comitato, questa situazione rischia di compromettere la sicurezza sanitaria dell’Alto Polesine, aggravando contemporaneamente il sovraccarico delle strutture di Rovigo e Adria.
Nel mirino anche il silenzio politico di amministratori locali e rappresentanti regionali, accusati di non aver contrastato con sufficiente determinazione il ridimensionamento dell’ospedale.
La presa di posizione arriva dunque in un momento simbolicamente rilevante, contrapponendo all’immagine di innovazione sanitaria presentata a Rovigo la richiesta di un riequilibrio territoriale che restituisca piena dignità operativa all’ospedale di Trecenta.
Un nuovo capitolo nel confronto, sempre più acceso, sul futuro della sanità polesana e sull’accesso equo ai servizi per tutte le aree della provincia.
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