VENEZIA – Il dibattito sul rapporto tra minori e social network torna al centro dell’agenda politica europea. A rilanciarlo è il presidente della Regione Veneto Alberto Stefani, che conferma la linea del divieto di accesso alle piattaforme social per gli under 14, definendolo “un atto necessario per la tutela della salute psicologica dei giovani”.
Il tema si intreccia con le recenti dichiarazioni del primo ministro britannico Keir Starmer, che ha annunciato l’intenzione di introdurre un provvedimento restrittivo sull’uso dei social per i minori di 16 anni, con l’obiettivo di ridurre l’esposizione a contenuti dannosi e fenomeni di dipendenza digitale.
“La salute dei giovani e la promozione del loro benessere psicologico non ha frontiere, proprio come il mondo digitale”, ha dichiarato Stefani, sottolineando come il problema sia ormai “diffuso e riconosciuto a livello internazionale”. Secondo il presidente veneto, l’attenzione crescente dei governi europei confermerebbe la necessità di un intervento coordinato e strutturale.
Nel suo intervento, Stefani ha posto l’accento anche sulla mancanza di sistemi efficaci di verifica dell’età sulle piattaforme digitali. “Ogni giorno i ragazzi rischiano di essere esposti senza filtri a contenuti violenti o inappropriati – ha spiegato –. Questo impone non solo limiti d’età più rigorosi, ma anche l’introduzione di strumenti di identità digitale per garantire un accesso responsabile”.
Il presidente del Veneto ha inoltre richiamato l’attenzione degli esperti del settore psicologico, secondo i quali tra gli adolescenti sarebbero sempre più diffusi fenomeni come ansia, dipendenza e irrequietezza legati all’uso intensivo dei social network.
“Si tratta di un problema serio – ha aggiunto Stefani – che richiede interventi rapidi e coordinati. Le famiglie devono poter contare su istituzioni che le supportino concretamente nella protezione dei propri figli”.
In chiusura, Stefani ha ribadito la responsabilità collettiva del sistema sociale e politico: “Le famiglie hanno il diritto di sapere che non sono sole nel proteggere i propri figli da contenuti e dinamiche che possono influenzarne negativamente la crescita e le relazioni quotidiane”.
Il confronto sul tema, intanto, si allarga sempre di più a livello europeo, con diversi governi che valutano misure analoghe per regolamentare l’accesso dei minori alle piattaforme digitali.

















