L'associazione di Mestre: il Veneto evade 8,2 miliardi l'anno, ma tra le regioni è tra le più virtuose. Pressione fiscale italiana quinta più alta d'Europa

Il conto alla rovescia verso la scadenza fiscale del 30 giugno mette sotto pressione anche le imprese venete, chiamate a versare all’erario circa 3,5 miliardi di euro tra Ires, Irap e Irpef. Un appuntamento che, secondo l’Ufficio studi della Cgia di Mestre, rappresenta uno degli impegni più gravosi dell’anno per il sistema produttivo.

Molte aziende, alle prese con problemi di liquidità, potrebbero decidere di rinviare il pagamento di un mese, sfruttando la possibilità prevista dalla normativa, ma accettando una maggiorazione dello 0,4%. Per le attività soggette agli Isa con fatturato fino a 5,1 milioni di euro, il recente decreto legge consente invece di posticipare il versamento al 20 luglio senza maggiorazioni.

Italia quinta in Europa per pressione fiscale

Lo studio evidenzia come l’Italia continui a essere tra i Paesi europei con il maggiore peso fiscale. Nel 2025 la pressione fiscale nazionale ha raggiunto il 43,1% del Pil, collocando il Paese al quinto posto nell’Unione europea, dietro a Francia, Danimarca, Belgio e Austria. Il dato italiano supera di oltre due punti la media europea del 40,7% ed è superiore anche a quello della Germania (41,8%) e della Spagna (38,1%).

Veneto tra i più virtuosi, ma l’evasione vale 8,2 miliardi

Secondo le elaborazioni della Cgia sui dati del Ministero dell’Economia e delle Finanze, il Veneto presenta una propensione all’evasione fiscale del 10,1%, inferiore alla media nazionale del 12,1% e tra le più basse d’Italia, preceduta soltanto dalla Lombardia e dalle due Province autonome di Trento e Bolzano.

In termini assoluti, però, il fenomeno rimane rilevante: ogni anno vengono sottratti al fisco 8,2 miliardi di euro, quarto valore nazionale dopo Lombardia (17,7 miliardi), Lazio (12 miliardi) e Campania (9,8 miliardi).

Sul fronte opposto, le regioni con la maggiore propensione all’evasione risultano Calabria (20,4%), Puglia (18,5%), Sicilia (18%) e Campania (17,9%).

Recupero record dalla lotta all’evasione

La Cgia sottolinea anche come l’attività di contrasto stia producendo risultati sempre più significativi. Nel 2025 l’Agenzia delle Entrate e l’Agenzia delle Entrate-Riscossione hanno recuperato 36,2 miliardi di euro, il risultato più alto mai registrato, con un incremento di quasi il 44% rispetto al 2022.

Determinanti, secondo l’associazione, sono stati strumenti come la fatturazione elettronica, l’invio telematico dei corrispettivi, lo split payment e i meccanismi di “compliance fiscale”, che hanno favorito l’emersione spontanea delle irregolarità.

Più tecnologia contro gli evasori

Per l’Ufficio studi della Cgia la sfida futura non consiste nell’aumentare indiscriminatamente i controlli, ma nel rendere più efficiente l’utilizzo delle banche dati già disponibili all’Amministrazione finanziaria. L’incrocio delle informazioni e l’impiego di strumenti digitali consentirebbero di concentrare le verifiche sui fenomeni più gravi, come le frodi Iva, l’utilizzo di crediti fiscali inesistenti, le indebite percezioni di contributi pubblici e le fittizie residenze fiscali all’estero.

L’obiettivo, conclude la Cgia, è contrastare chi altera la concorrenza e sottrae risorse ai servizi pubblici, riducendo allo stesso tempo gli adempimenti per imprese e contribuenti che rispettano regolarmente gli obblighi fiscali.

One Comment
  1. in altri articoli,venivano definiti “EROI” le ditte,specie le piccole,che riescon oa sopravvivere in questa giugla di tasse…e la storia insegna:piu’ le tase sono cresciute,piu’ i servizi sono dimunuiti…e gl isprechi aumentati.

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