MESTRE (Venezia) – Meno tasse alle famiglie, più pressione fiscale concentrata su banche e grandi imprese. È questa, in sintesi, la fotografia scattata dall’Ufficio studi della CGIA di Mestre sull’andamento del fisco negli ultimi quattro anni, con un focus particolare sul Veneto.
Secondo l’analisi, le famiglie venete hanno beneficiato di una riduzione del carico fiscale pari a circa 3 miliardi di euro, grazie alle misure introdotte nelle ultime Leggi di Bilancio. Un dato che va in controtendenza rispetto all’aumento della pressione fiscale complessiva nazionale, salita nel 2025 al 42,8 per cento.
Perché le tasse aumentano, nonostante i tagli alle famiglie
L’apparente contraddizione si spiega, secondo la CGIA, con due fattori principali. Da un lato, il forte aumento dell’occupazione, che ha ampliato la base imponibile e quindi le entrate tributarie e contributive. Dall’altro, un maggiore prelievo su grandi imprese, banche e assicurazioni, chiamate a contribuire in misura più significativa ai conti pubblici.
In Veneto, tra il 2022 e il 2025, gli occupati sono cresciuti di 87 mila unità, un dato che ha avuto un impatto diretto sul gettito fiscale. A questo si aggiungono i rinnovi contrattuali che hanno incrementato le retribuzioni e, di conseguenza, le imposte versate.
Le misure che hanno favorito i nuclei familiari
Entrando nel dettaglio, la CGIA ricorda che i governi degli ultimi anni – in particolare l’esecutivo Meloni – hanno introdotto una serie di interventi a favore delle famiglie: dall’innalzamento della soglia della flat tax per gli autonomi, al taglio del cuneo fiscale, passando per l’accorpamento dei primi due scaglioni Irpef e la riduzione delle aliquote.
Nel complesso, queste misure hanno prodotto un beneficio lordo di 4,5 miliardi di euro per le famiglie venete. Al netto degli interventi temporanei e delle risorse già stanziate in precedenza, il vantaggio effettivo viene quantificato in circa 3 miliardi.
Il peso crescente su imprese, banche e assicurazioni
Se le famiglie hanno visto alleggerirsi il prelievo, il conto è stato in parte pagato da altri soggetti. La sospensione di alcune deduzioni fiscali, l’abolizione dell’ACE (Aiuto alla Crescita Economica) e l’inasprimento dell’Irap hanno inciso esclusivamente sulle società di capitali.
A partire da quest’anno, inoltre, banche e assicurazioni verseranno complessivamente 5,6 miliardi di euro in più all’erario, tra revisione degli extraprofitti e nuove regole fiscali.
Cuneo fiscale e potere d’acquisto
Un altro elemento evidenziato dalla CGIA riguarda il taglio del cuneo fiscale, che ha permesso di attenuare gli effetti del cosiddetto fiscal drag. Secondo i dati dell’Università Cattolica di Milano, tra il 2019 e il 2023 il reddito dei lavoratori dipendenti è cresciuto del 16,8 per cento, quasi in linea con l’inflazione (17,2 per cento).
In sostanza, gli interventi fiscali hanno evitato che l’aumento dei prezzi si traducesse automaticamente in una maggiore pressione sulle buste paga, sostenendo il potere d’acquisto soprattutto dei redditi medio-bassi.
Il quadro che emerge
Il bilancio tracciato dalla CGIA è chiaro: meno tasse alle famiglie, ma un sistema che regge grazie a più occupazione e a un maggiore contributo richiesto ai grandi soggetti economici. Una redistribuzione del carico fiscale che, almeno in Veneto, ha consentito di alleggerire i bilanci familiari senza ridurre le entrate complessive dello Stato.
Poi, ovviamente, resta il dettaglio non secondario: la pressione fiscale è ancora alta e il fisco continua a essere una presenza molto ingombrante nella vita quotidiana. Ma questa, come sempre, è un’altra storia.

















