Il referente di PRC Polesana-Sanità giudica positivamente l’iniziativa dell’ex sindaco Antonio Laruccia, ma rilancia sulla destinazione sociale degli immobili e sul coinvolgimento delle istituzioni
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TRECENTA (Rovigo) – Un apprezzamento netto per l’iniziativa dell’ex sindaco e oggi consigliere comunale di Trecenta Antonio Laruccia, esponente di Fratelli d’Italia, ma anche la richiesta di rendere la proposta più incisiva. È la posizione espressa da Guglielmo Brusco, PRC Polesana-Sanità, sul futuro dell’ex Ospedale Casa Rossi e dell’ex Scuola Materna di Pissatola.

Brusco afferma di aver accolto «con grande piacere» la proposta di emendamento presentata da Laruccia al sindaco Anna Gotti, definendola «sicuramente positiva», pur ritenendo che avrebbe dovuto essere più decisa nei toni e più forte in alcuni contenuti. Secondo Brusco, sulla vicenda dovrebbe inoltre prendere posizione anche il Comune di Bagnolo Po.

Al centro dell’intervento c’è soprattutto il destino di Casa Rossi, patrimonio che Brusco ritiene debba mantenere una funzione a beneficio della comunità.

Il rappresentante di PRC critica duramente il mancato recupero dell’ex ospedale e ricorda come, a suo giudizio, negli anni avrebbero potuto essere realizzati alloggi sociali, una casa di riposo pubblica o strutture a servizio dell’IPSAA Bellini di Trecenta, così da rafforzarne il ruolo nel settore agricolo e della ristorazione.

Brusco parla di quasi trent’anni di inattività, durante i quali l’ex Casa Rossi, il terreno adiacente, l’ex Casa delle Suore, i magazzini e i garage non sarebbero stati recuperati, fino a diventare, nelle sue parole, «la fotografia di un disastro che la pubblica amministrazione non dovrebbe mai avere».

Da qui la proposta di destinare almeno una quota significativa delle eventuali abitazioni a finalità sociali, nell’ordine del 30-40 per cento, e di prevedere spazi per l’ampliamento dell’IPSAA, con nuove specialità, laboratori e un possibile convitto.

Sul fronte dell’ex Scuola Materna di Pissatola, Brusco chiede invece di verificare con attenzione gli effetti di un’eventuale variazione catastale. La proposta è quella di interessare la Corte dei Conti per capire se tale modifica sia obbligatoria e, parallelamente, valutare un accordo con il proprietario affinché un eventuale cambio di destinazione d’uso possa produrre anche un beneficio sociale per il territorio.

Il giudizio politico, dunque, non è di contrapposizione all’iniziativa di Laruccia, ma di sostanziale sostegno accompagnato da una richiesta di maggiore determinazione.

Per Brusco il punto resta uno: gli immobili che hanno rappresentato per decenni una risorsa della comunità devono continuare ad avere una funzione pubblica o sociale, evitando che beni storicamente legati a Trecenta perdano definitivamente il proprio valore collettivo. «Trecenta deve essere un bene di tutti, non di pochi privati», conclude Brusco.

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