ROVIGO – Un fronte compatto e senza esitazioni contro la ripresa delle estrazioni di gas naturale davanti alla costa e nel sottosuolo del Polesine. È questo il messaggio che arriva da Giacomo Bovolenta, candidato alle elezioni suppletive del 22 e 23 marzo sostenuto da Pd, Italia Viva e Alleanza Verdi Sinistra, e da Nadia Romeo, deputata rodigina del Partito Democratico, da tempo impegnata in Parlamento sui temi della subsidenza e della sicurezza idraulica.
Entrambi chiedono unità e chiarezza, in un momento che definiscono decisivo per il futuro del territorio.
Bovolenta: “Non è il momento delle mezze parole”
“Il fronte del no deve essere unito, compatto e coeso. Non è il momento delle teorie o delle mezze parole, è il momento di schierarsi a difesa del territorio”, afferma Bovolenta.
Il candidato del centrosinistra contesta l’idea che non si possa essere contrari “a prescindere”: “Ancora oggi vediamo i danni devastanti delle estrazioni del passato e il timore che riprendano nell’immediato. Essere contrari è un dovere”.
Bovolenta sottolinea anche l’aspetto energetico: secondo le stime, le eventuali nuove estrazioni garantirebbero forniture per circa un solo anno. “Rischieremmo un danno epocale per un beneficio minimo. Vale la pena? Per me no. Per il territorio no”.
Per l’ex amministratore di Porto Tolle, rompere il fronte del no significherebbe indebolire il Polesine, esponendolo agli interessi di multinazionali “non certo interessate alla nostra sicurezza idraulica”.
Romeo: “Abbiamo già pagato un prezzo altissimo”
Nadia Romeo richiama la storia recente del territorio. “Le estrazioni del passato hanno devastato il Polesine – afferma – abbassando il terreno fino a punti che oggi si trovano a 3,5 metri sotto il livello del mare, rendendo necessario un funzionamento costante e costosissimo delle idrovore”.
La deputata ricorda anche il fenomeno del “cuneo salino”, con la risalita dell’acqua marina lungo i fiumi Po e Adige, che danneggia i terreni agricoli.
Romeo segnala inoltre che, a seguito di una sentenza del Tar del Lazio, è stato riattivato l’iter per la ricerca di metano in un’area di 296 chilometri quadrati tra Polesine e Ferrarese, coinvolgendo diversi comuni della provincia di Rovigo.
A preoccupare è anche lo scenario climatico: secondo il XVII Rapporto “Paesaggi sommersi” della Società Geografica Italiana, l’Italia potrebbe perdere fino al 20% delle spiagge entro il 2050 e il 45% entro il 2100 per l’innalzamento del livello del mare. “Nei territori bassi come il Polesine – osserva – la sicurezza idraulica sarà sempre più problematica e costosa. Dovremmo quindi evitare ogni forma di subsidenza indotta”.
“Per amore del territorio, diciamo No”
Entrambi convergono su un punto: i rischi ambientali e idraulici sarebbero enormi, a fronte di un beneficio energetico limitato nel tempo.
“Per una volta, non per ideologia ma per amore del territorio, diciamo un bel No convinto tutti insieme”, conclude Romeo.









