Dal primo torneo del 1975 alle grandi partecipazioni internazionali, il Trofeo Aldo Milani celebra cinquant'anni di storia sportiva e sociale. Un appuntamento che ha fatto crescere generazioni di giovani rugbisti e portato il nome di Rovigo nel mondo.

ROVIGO – Era il 24 gennaio 1975, un venerdì freddo e nebbioso, quando sulle pagine della cronaca sportiva locale del Gazzettino comparve l’annuncio del primo torneo regionale di minirugby intitolato ad Aldo Milani. La manifestazione si sarebbe svolta allo stadio Mario Battaglini nella mattinata della domenica successiva: alle 9 la messa in memoria di Aldo, quindi le partite del triangolare tra Lotario Monti, Petrarca Padova e San Donà, seguite dalle premiazioni. Nel pomeriggio, sullo stesso campo, il Rovigo guidato da Julien Saby avrebbe affrontato il Metalcrom Treviso, imponendosi per 19-6.

Partite di minirugby si erano già disputate in precedenza, sia a Rovigo che in trasferta, così come alcune edizioni dei Giochi della Gioventù. Con quel torneo, però, organizzato dal Rugby Club Aldo Milani, con la benedizione del celebre tecnico francese di Grenoble e il sostegno del dirigente rossoblù Franco Olivieri, veniva posto il primo tassello di una manifestazione destinata a diventare un punto di riferimento del rugby giovanile italiano. Domenica prossima il torneo taglierà infatti il prestigioso traguardo della 50ª edizione.

Profetiche le parole riportate in un verbale della neonata associazione: “Il 1° Trofeo Aldo Milani è il simbolo del Club perciò anche negli anni avvenire dovrà essere sempre disputato. Questo sarà l’impegno dei componenti il Consiglio Direttivo che si succederanno”.

Un impegno mantenuto nel corso dei decenni da tutti i dirigenti che si sono succeduti alla guida del club. Solo l’emergenza sanitaria legata alla pandemia di Covid-19 ha impedito la disputa di due edizioni della manifestazione.

Nel tempo il sodalizio rodigino è cresciuto costantemente. Nato come torneo triangolare dedicato alle categorie dagli 11 ai 14 anni, il Trofeo Aldo Milani ha progressivamente ampliato il numero delle squadre partecipanti, arrivando ad accogliere formazioni provenienti dall’area delle Cinque Nazioni, dal Sudafrica, da Taiwan e dall’Europa orientale. Nell’edizione del 2012 furono presenti ben sette squadre straniere, mentre alcune edizioni degli anni Novanta registrarono la partecipazione di 36 formazioni e quasi mille atleti sui campi di viale Alfieri.

Anche il calendario della manifestazione è cambiato nel corso degli anni. Dalla collocazione originaria nel mese di gennaio, il torneo si è progressivamente spostato verso la primavera, diventando per lungo tempo un appuntamento fisso tra le festività del 25 aprile e del 1° maggio. La manifestazione è stata inoltre occasione per ospitare finali e competizioni di categorie superiori, come le selezioni interregionali Under 17 impegnate in una sorta di Final Four, fino alla successiva stabilizzazione nella categoria Under 16.

Parallelamente il torneo si è arricchito di premi speciali dedicati al ricordo di sportivi e protagonisti del mondo rossoblù, oltre a riconoscimenti destinati alle migliori prestazioni individuali e di squadra emerse durante la competizione.

“Più ragazzi sono in campo, meno ragazzi sono per strada”. È questo il motto che da sempre ispira gli organizzatori della manifestazione e, in particolare, Michela Zanoli, presidente del torneo e figura storica del rugby rodigino. Da anni anima instancabile dello spirito ovale cittadino, Zanoli ha contribuito in modo determinante non solo allo sviluppo del rugby giovanile, ma anche alla crescita del movimento femminile con l’esperienza delle Rose.

Rovigo è conosciuta nel mondo anche grazie al Torneo Aldo Milani – sottolinea con orgoglio Michela Zanoli –. Tanti ragazzi, poi diventati uomini, ci hanno raccontato che essere venuti qui ha rappresentato qualcosa di importante per loro”.

Molti di quei giovani sono poi diventati autentici protagonisti del rugby internazionale: dai fratelli Mauro e Mirco Bergamasco a Leonardo Ghiraldini, da Alessandro Zanni all’irlandese Jamie Heaslip, fino al sudafricano Steph du Toit e all’inglese Courtney Lawes, solo per citarne alcuni.

“Tutto questo – prosegue Zanoli – si deve alla visione di Vitalino Belloni, che raccolse il testimone dai pionieri del club, trasferendo l’organizzazione dalla storica sede del Bar Rosina alla Club House, l’attuale Casetta Rossoblù, realizzata grazie ai prefabbricati provenienti dalle zone colpite dal terremoto del 1976″.

Tra coloro che hanno contribuito a mantenere viva la tradizione del torneo figurano anche Mario Bonvento e Roberto Aggio, protagonisti della nascita del Rugby Academy e di un progetto che portò il club a organizzare persino una squadra seniores impegnata nel campionato di Serie C.

“L’obiettivo – conclude Michela Zanoli – era quello di non disperdere tanti ragazzi impossibilitati a trovare spazio nel Rovigo o nel Badia“.

Cinquant’anni dopo quel primo fischio d’inizio, il Trofeo Aldo Milani continua a rappresentare molto più di una semplice manifestazione sportiva: è un patrimonio di valori, memoria e crescita sociale che ha contribuito a scrivere una delle pagine più significative della storia del rugby giovanile italiano.

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