ROVIGO – Schiaffi, minacce, offese, spintoni, botte (LEGGI ARTICOLO). Tutte cose che sono lontane anni luce da quello che dovrebbe essere l’ambiente di lavoro del personale sanitario e sociosanitario e che, invece, sembrano essere ormai entrate a far parte di una triste routine. (L’immagine dell’articolo degli infermieri barricati all’interno dello studio medico per proteggersi dalla furia di un paziente che si è risvegliato al Pronto Soccorso è riferito ad un grave episodio all’ospedale di Foggia denunciato da Nurse24).
Lo sottolinea Cristiano Maria Pavarin, segretario generale Uil Fpl Rovigo che si dichiara non disposto ad accettare la situazione.
“Dopo l’ennesimo episodio fra giovedì e venerdì al Pronto Soccorso di Adria e quello al consultorio di Rovigo del mese scorso, chiediamo che venga fatto tutto il possibile per evitare questa deriva di violenza continua nei confronti di chi lavora al servizio degli altri e che non può e non deve essere esposto a rischi di questo tipo. O, quanto meno, non possono essere rischi così alti. Perché quello che lascia esterrefatti è la frequenza con la quale questi episodi barbari continuano a ripetersi, da una struttura all’altra. Centinaia di aggressioni praticamente ogni giorno, fra quelle segnalate e quelle che invece restano dietro le quinte. La dimensione del fenomeno è spaventosa e richiede interventi forti e decisi.
Bene i protocolli, bene l’inasprimento delle pene, bene la formazione, bene il supporto. Ma evidentemente non basta. Gli spazi sanitari, e in particolare i Pronto Soccorso, devono essere un luogo sicuro.
Sappiamo che la questione è monitorata a tutti i livelli e riconosciamo gli sforzi fatti, ma non possiamo nascondere tutta la nostra preoccupazione dinnanzi al fatto che, ancora oggi, non si riescano ad evitare o comunque bloccare sul nascere questo tipo di gravi episodi, lasciando che tutto ricada sulla professionalità e la pazienza degli operatori.
E’ una questione che investe tutta la società e, per questo, chiediamo a chi ha ruoli politici e amministrativi, di farsi carico di questa situazione che investe in primis la sicurezza di chi ci cura ma, quindi, in seconda battuta di tutti noi, perché se l’ospedale non è più sicuro, il problema non è solo di chi ci lavora” conclude Pavarin per Uil Fpl Rovigo.













