VILLANOVA DEL GHEBBO (Rovigo) – Al via “Liber Arte” dell’associazione Alice Rovigo per la lotta all’ictus cerebrale
“Chi lavora con le sue mani è un lavoratore. Chi lavora con le sue mani e la sua testa è un artigiano. Chi lavora con le sue mani e la sua testa ed il suo cuore è un artista.”
Francesco d’Assisi
Inizia giovedì 1 giugno a Villanova del Ghebbo presso la sala Polivalente “Liber Arte” un progetto di arte terapia per malati di ictus e caregivers organizzato dall’associazione per la lotta all’ictus cerebrale “Alice” Rovigo con il sostegno della Fondazione “Banca del Monte “ di Rovigo.
Il progetto prevede una serie di incontri gratuiti con l’arte terapeuta Michela Frau e una mostra finale delle opere realizzate alla Biennale di Arte Contemporanea del Veneto in programma dal 23 settembre al 6 ottobre a Lendinara a Palazzo Malmignati.
L’Arte terapia è una disciplina che utilizza il canale non verbale e permette di esprimere sensazioni, emozioni ed esperienze in modo spontaneo e libero, in un clima accogliente e di non giudizio. In questo contesto l’Arte terapia valorizza il soggetto, la sua storia personale e le sue capacità funzionali.
Il percorso prevede 5 incontri a tema di 1 ora e mezza ognuno, in cui si andrà a lavorare sull’individualità dei singoli partecipanti nel gruppo.
Primo incontro: collage narrante; Secondo incontro: ritmo del corpo a colori; Terzo incontro: pittura a 4 mani; Quarto incontro: trasformazione emozioni; Quinto incontro: il dono.
Ogni incontro sarà composto da una fase iniziale di introduzione, riscaldamento o rilassamento, una fase centrale di creazione e una fase conclusiva dedicata alla verbalizzazione.
Nelle ore di laboratorio si punta alla conoscenza di sé. Attraverso l’arte è possibile attivare un processo per manifestare emozioni e pensieri o sconosciuti o normalmente messi a tacere. Essi prendono forma nella creatività artistica e assumono immagini concrete, potendo così essere osservati come un qualcosa di “staccato” da sé. Ogni paziente entra in contatto con il proprio mondo personale e inconscio tramite un’esperienza diversa dal solito: non più grazie ai sogni, ma nella realtà.
E’ risaputo che disegnare, dipingere ed esprimersi artisticamente ha un’efficace capacità di rilassamento e distensione, risultando perfetta per chi sta affrontando un periodo particolarmente difficile e stressante della vita.
Gli effetti benefici dell’arteterapia si riscontrano nella piacevolezza dell’interazione con i materiali artistici e il contesto sicuro e supportivo in cui avvengono le sedute di arteterapia. Ciò fornisce alla persona disabile una giusta dose di attivazione, affiancata da una sensazione di sicurezza e di rilassamento. Dunque non è terapeutica solo l’arte in sé, ma anche la relazione che si instaura con il terapeuta durante le sedute di arteterapia.

Oltre a migliorare l’abilità nel lavoro di gruppo, l’arte è uno dei modi prediletti per affermare e contribuire alla crescita dell’autostima di una persona. I prodotti artistici realizzati in un laboratorio d’arte terapia non vengono mai giudicati in maniera critica, bensì solo dal punto di vista psicologico dall’arteterapeuta. Così facendo, non si potrà parlare di “bello” o “brutto”, ma solo di come siano stati espressi i propri sentimenti.
Art Brut è il termine coniato nel 1945 dall’artista francese Jean Dubuffet, per gli artisti autodidatti che presentavano le loro esperienze al di fuori dei limiti restrittivi della società.Egli condivideva i valori degli emarginati della società e cercò di destigmatizzare la malattia mentale. Il termine “Art Brut” Arte Grezza, legittimò le loro opere d’arte.
Nel 1972 Roger Cardinal (professore emerito di studi letterari e visivi presso l’Università del Kent a Canterbury) coniò Il termine Outsider Art nel tentativo di creare un equivalente inglese appropriato per il termine francese Art Brut. Proprio come Dubuffet descrisse l’Art Brut, Cardinal descrisse Outsider Art come opere creative prodotte da artisti autodidatti che non seguono convenzioni artistiche tradizionali o accademiche e che trasmettono “un forte senso di individualità”.
Le persone disabili in seguito ad un ictus sono persone con tantissime cose da dire, solo che a volte non ci riescono perché non possono più parlare come prima, oppure non riescono a scrivere e comunicare. In realtà esse continuano ad essere tutto quello che erano prima e a quello si aggiunge la malattia.
La malattia non è altro che una parte, ma non è tutta la persona; la persona continua ad esistere in tutte le sue parti e a quelle va aggiunta la malattia. L’associazione Alice Rovigo con il sostegno della Fondazione “Banca del Monte “vuole restituire ai sopravvissuti all’ictus una voce forte e chiara come il giallo intenso dei girasoli di Van Gogh e penetrante e intensa come la sua notte stellata.













